Il diritto di uccidere

A dodici anni di distanza da Il suo nome è Tsotsi, lungometraggio che nel 2005 si aggiudicò l’Oscar come miglior film straniero, e dopo un breve periodo dedicato alla fantascienza (X-Men le origini: Wolverine, e Ender’s Game), il sudafricano Gavin Hood torna dietro la macchina da presa con Il Diritto di Uccidere, opera avvincente e decisamente ben riuscita.

Il colonnello inglese Katherine Powell, militare dell’intelligence, conduce a distanza un’operazione con droni contro una cellula terroristica a Nairobi. Tutto sembrerebbe filare liscio, ma, quando il pilota addetto allo sgancio delle bombe, il giovane Steve Watts, vede una bambina di nove anni entrare nell’area da colpire, una drammatica serie di eventi farà precipitare la situazione…

Gavin Hood, trovando un perfetto equilibrio tra il genere thriller e quello bellico, confeziona un prodotto ad alto tasso di suspense in cui il dilemma etico sarà protagonista assoluto. Lo spettatore, incollato alla sedia per l’intera durata del film, si troverà infatti a chiedersi più di una volta se i cosiddetti “effetti collaterali” siano di minor importanza rispetto al buon fine di un attacco militare, o se l’eventualità di togliere la vita ad un solo innocente basti a mandare all’aria qualsiasi azione di guerra. Senza mai incappare in giudizi personali né tanto meno offrire risposte perentorie, Hood argomenta in maniera del tutto plausibile le ragioni sostenute da entrambe le parti, lasciando in tal modo al pubblico il pesante fardello di combattere con la propria coscienza.

Nonostante Il Diritto di Uccidere lo si possa definire quasi una pellicola “da camera”, non si scivola mai nel torpore della noia. Il meccanismo filmico, che grazie alla solida sceneggiatura rende la narrazione estremamente scorrevole, funziona come un orologio svizzero che raramente perde i colpi: 102 minuti di grande fluidità. Il regista di Johannesburg, per di più, oltre a mettere brillantemente in scena i dilemmi che dovranno affrontare i vari personaggi, inserisce saggiamente una vena di comicità che attenua la durezza dei temi trattati. Se da un lato si assiste infatti a serratissimi dialoghi in gergo militare, dall’altro le battute in vero stile humor britannico non mancano certo di generare in sala numerosi sorrisi.

La guerra mostrata da Hood è di quelle moderne, dove per mezzo di tablet, videochiamate, calcoli matematici basati sulla probabilità, joystiks ad altissima precisione, rimpalli di responsabilità tra politici, militari e semplici burocrati, si decide il diritto alla vita, o meno, di centinaia di persone: il ventunesimo secolo è ormai arrivato, e con lui anche i droni e i loro effetti collaterali.

L’impeccabile cast capitanato da una sempre eccellente Helen Mirren, qui nei panni del colonnello Katherine Powell, vede l’ultima splendida performance del compianto Alan Rickman, che nel ruolo del Generale Frank Benson dimostra ancora una volta la sua grande bravura.

Il Diritto di Uccidere è intelligente, interessante e ben fatto: un film che instilla nella mente degli spettatori dubbi e domande. Vi sembra poco?

Silvia Fabbri

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 DATA USCITA : 25 agosto 2016
GENERE: Drammatico
REGIA:  Gavin Hood
ATTORI: Helen Mirren, Aaron Paul, Alan Rickman, Iain Glen, Barkhad Abdi
DISTRIBUZIONE Teodora film
PAESE Gran Bretagna
DURATA . 112 min.



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Autore: Adele De Blasi

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