Whitney di Nick Broomfield-recensione-dreamingcinema

Nelle sale, solo il 24, 25, 26, 27 e 28 aprile, arriva ‘Whitney’, il documentario distribuito da Eagle Pictures sulla vita di Whitney Houston, una delle voci più belle e potenti della storia della musica. Il progetto nasce come prodotto televisivo della BBC, che lo affida successivamente al regista inglese Nick Broomfield, noto per il suo discusso documentario non autorizzato su Kurt Cobain. Tra materiali inediti, interviste, stralci di concerti e scene di vita quotidiana, Broomfield scava a fondo nella vita dell’artista, per far luce sulle cause che, da un successo straordinario, supportato da una serie di importanti riconoscimenti, l’hanno condotta ad uno straziante declino artistico e personale. Broomfield non ha paura di affrontare gli aspetti più scomodi e controversi del passato di Whitney, manifestando, senza mezzi termini, una forte volontà di denuncia contro tutti coloro che si sono rivelati gli artefici della distruzione di una delle artiste femminili più talentuose e dotate della storia musicale degli anni 80 e 90.

Schiacciata da manager interessati solo a trasformarla in un prodotto di successo; da una madre invadente ed invidiosa, la cantante Cissy Houston, che è però fondamentale per il suo percorso artistico; dal peso di un’educazione rigidamente religiosa e da un marito, il cantante Bobby Brown, che con alcol e umiliazioni non fa che alimentare le sue fragilità, la Houston non ha mai avuto il coraggio di cantare ciò che voleva, né di amare chi voleva, né soprattutto di essere chi voleva. Stella del pop costruita a tavolino dal manager della Arista, Clive Davis, per essere gradita al pubblico bianco, che non avrebbe mai accettato una cantante che veniva dal Newark (New Jersey) e che cantava pezzi troppo “black”, Whitney si lascia cucire addosso un vestito da angelica e raffinata principessa che, però, finisce presto per starle stretto.

Il successo, infatti, è fulminante, ma la comunità nera non reagisce bene e il primo duro colpo per la Houston è alla cerimonia di premiazione dei Soul Train Music Award, quando viene fischiata dal pubblico di colore, che la giudica una “traditrice”. Quel momento, che segnerà per sempre il suo animo, causa anche la rottura con Clive Davis: “Can I Be Me”, ovvero ‘Posso essere me stessa?”, gli dirà l’artista, imponendo, una delle poche volte, la sua volontà. Ma a distruggere la vita e la carriera di Whitney saranno soprattutto un successo esplosivo e giunto troppo in fretta (con ‘Bodyguard’ diventa persino una star del cinema); un entourage incapace di tutelare i suoi interessi; una famiglia che si appoggia economicamente e che sottovalutata dipendenza dalle droghe.
Unico spiraglio di luce in un mondo di vizi, parassiti e sciacalli è la fedele e migliore amica Robyn Crawford, invisa a mamma Cissy, per aver alimentato chiacchiere sull’omosessualità della figlia, e ancor più da Bobby Brown, che la spingerà progressivamente e dolorosamente ad allontanarsi..
Broomfield non teme, infatti, di puntare il dito soprattutto verso una famiglia egoista e sfruttatrice, che non fa altro che accentuare le debolezze e le difficoltà di Whitney e che è capace persino di sferrarle il colpo fatale, facendole causa per 100 milioni di dollari.

 E’ un film doloroso, ‘Whitney’, che stringe il cuore e che scatena emozioni fortissime: come rimanere indifferenti, infatti, dinanzi al racconto di David Robert, per anni guardia del corpo della cantante, che, preoccupato per le sempre peggiori condizioni fisiche della Houston, si rivolge al suo entourage, rimanendo inascoltato e venendo persino licenziato; Un film impietoso, dunque, che, nonostante l’esiguo budget e il non ricchissimo materiale a disposizione, è efficace nel trasmettere sullo schermo la fragilità, la sofferenza e le tendenze autodistruttive della cantante, ma anche la sua dolcezza.
‘Whitney’ parte con le riprese dall’alto del luogo in cui fu ritrovato il cadavere della cantante e con le voci dei cronisti che raccontano l’accaduto; poi uno stacco improvviso, con le immagini delll’ultimo tour internazionale di successo dell’artista, tenutosi nel 1999, in cui purtroppo sono già evidenti i sintomi di una stanchezza e di un dolore inesorabili; poi ancora un notevole salto indietro, con le foto di famiglia che raccontano rapidamente la sua infanzia a Newark Video inediti, familiari e strettamente privati, si alternano, infatti, per tutta la durata del film, alle testimonianze di amici, parenti ed ex membri del suo imponente staff, mentre la narrazione di Broomfield non procede cronologicamente o linearmente, ma attraverso continui sbalzi temporali, che si rivelano adeguati a rendere un prodotto nato per la televisione più cinematograficamente interessante..
Nello struggente, amarissimo finale, il regista recupera una vecchia intervista televisiva, in cui la Houston risponde a chi le chiede come vorrebbe essere ricordata in futuro: sorridente ed apparentemente serena, la cantante dice che non ha importanza, perché la gente la ricorderà comunque nella maniera che in cui preferirà ricordarla.

Alberto Leali

DATA USCITA :
GENERE : Documentario
REGIA: Nick Broomfield.
ATTORI:
DISTRIBUZIONE : Eagle Pictures
PAESE : Gran Bretagna
DURATA: 90 min.

locandina- Withney

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Autore: Adele De Blasi

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