E’ stato presentato alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma l’ultimo film dei fratelli Taviani,” Una questione privata” liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, divenuto ormai un classico della letteratura resistenziale. Nelle fredde nebbie delle Langhe si svolge la storia di Milton (Luca Marinelli), partigiano alla disperata ricerca di un fascista da catturare per poterlo scambiare col suo amico Giorgio (Lorenzo Richelmy), a sua volta preso in ostaggio dai neri durante un rastrellamento. I due giovani sono legati da una profonda amicizia e, nella vita prima della guerra, dall’amore condiviso nei confronti di Fulvia (Valentina Bellè).
Seppur rappresentata in una cornice tecnicamente elegante e raffinata, l’opera dei Taviani risulta priva di potenza e orfana della complessità espressiva che invece è la qualità principale del capolavoro di Fenoglio. La vicenda amorosa fra i tre giovani rimane superficiale e a tratti didascalica, mentre i vari flashback del protagonista costruiscono una narrazione dal ritmo accidentato e poco accattivante. Una questione privata racconta di un viaggio fra i dolori della guerra e le passioni personali di un uomo, eppure abbozza i primi e non approfondisce i secondi, lasciando lo spettatore interdetto a metà strada, troppo distante sia per rabbrividire agli spari che per immedesimarsi nella storia d’amore.
I tormenti di Milton dovrebbero far appassionare, ma troppo pochi sono i guizzi lirici della regia, la quale si accompagna a una fotografia patinata e a uno stile di recitazione a tratti eccessivo e caricaturale, specialmente nei personaggi secondari. Nonostante il brusco finale abbia il merito di aumentare la tensione narrativa, soprattutto grazie alla forte prova di Luca Marinelli, l’opera risulta nel suo insieme tutt’altro che indimenticabile, dispersa nella nebbia come i suoi personaggi.
Andrea Tiradritti