Vergine giurata

Abituato a raccontarsi all’interno dei confini nazionali, il cinema italiano negli ultimi anni è  sempre più propenso a occuparsi di storie che enfatizzano un allargamento di prospettive  attraverso continue fughe dalla terra natia. Soffermandosi su quest’ultimo aspetto e tralasciando gli esempi, peraltro numerosissimi, riconducibili alla commedia italiana, la ricerca di nuovi spazi vitali ha dato vita a una sorta di osmosi geografica e antropologica, resa tale dai movimenti da e verso il nostro paese.

 

In un contesto che abbraccia entrambe le possibilità si inserisce “Vergine giurata”, dell’esordiente Laura Bispuri che, rifacendosi all’omonimo libro di Elvira Dones, narra le vicende di una ragazza albanese costretta dalla legge del Kanun praticata nelle zone più remote di quel paese, a rinunciare alla propria femminilità per acquisire gli stessi diritti della compagine maschile. E, contemporaneamente, dopo la morte dei genitori adottivi, della decisione di Hana (diventata nel frattempo Mark) di trasferirsi in Italia per ritrovare la sorella e forse se stessa.

 

 

La Bispuri, pur assegnando alla sua protagonista una condizione di sofferenza e di subordinazione appartenente alla maggior parte dei clandestini che sbarcano ogni giorno sulle nostre coste, evita di consegnarsi alla scelta più facile e remunerativa dal punto di vista empatico. Così, benché la regista non ci risparmi nulla degli aspetti più crudi della cultura albanese, “Vergine giurata” evita di stigmatizzare quelle usanze ed anzi, attraverso il rispetto di Mark nei confronti del padre padrone, si accosta a quel mondo in punta di piedi e con una delicatezza che stempera in qualche modo la violenza di quei comportamenti. Ma non solo, perché liberando il film da qualsiasi tipo di ricatto terzomondista, e lasciando che a parlare sia la fisicità dei suoi protagonisti, la regista riesce a trasformare l’intera vicenda in qualcosa di diverso ed eccezionale.

 

 

La Bispuri utilizza una tecnica mista, che prende molto dal cinema del reale, senza rinunciare a momenti di lirismo che prendono forza dall’assoluta veridicità di ciò che vediamo. Contribuisce al risultato una straordinaria Alba Rohrwacher, capace di calarsi nel ruolo con immedesimazione da Actors Studio. Il resto del cast, formato anche da attori alla prima esperienza non gli e’ da meno, a conferma di una bontà complessiva davvero sopra la media.

Carlo Cerofolini

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DATA USCITA 19 marzo 2015
GENERE drammatico
ANNO:2015
REGIA: Laura Bispuri
ATTORI:Alba Rohrwacher, Flonja Kodheli, Lars Eidinger, Luan Jaha, Bruno Shllaku
DISTRIBUZIONE: Cinecittà Luce
PAESE: Albania, Svizzera, Germania, Kossovo
DURATA: 90min
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Autore: Adele De Blasi

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