Il sol dell’avvenire – Il cinema oggi chissà cos’è, chissà dov’è, si chiede il produttore francese interpretato da Mathieu Amalric Liberamente, spudoratamente, gioiosamente drammatico. “Un film pessimista sull’amore”, come Barbora (Bobulova) descrive il film-nel-film diretto da Giovanni (Moretti) in cui recita insieme al collega (Silvio Orlando). Giovanni, che fa un film ogni cinque anni, sta girando la storia del segretario di una sezione del PCI di borgata. Al Quarticciolo arriva un circo ungherese Budavi, regalo del Partito, proprio nei giorni in cui l’Unione Sovietica invade Budapest. Il caos, i dubbi invadono il partito e gli abitanti, ma da che parte stare? Nel frattempo, vediamo un Nanni –Giovanni è a pezzi, sua moglie Margherita (Buy) da sempre la sua produttrice, ha iniziato l’analisi, e poi la figlia indovina chi porta a cena..
Il film non ha un vero e proprio registro ma va verso un tempo in cui è ora di fare ordine, di scompigliare tutto, di cantare, ballare e affrontare il tempo che passa e poi c’è tutto….La crema allo zenzero e gli antidepressivi, i sabot e il suicidio, le piscine e le distrazioni da smartphone, la Storia fatta con i “se” e il quartiere Mazzini, la tragedia greca e il musical, la tessera del partito e Netflix che incombe. Nel film troviamo tutti i lavori più iconici di Moretti: da Ecce Bombo a Sogni d’oro, da La messa è finita, a Palombella rossa. Un amarcord felliniano del circo – pieno di citazioni dei suoi film precedenti. Si parte dal nome del protagonista, Giovanni, e dalla coperta di Sogni d’Oro, per arrivare alla sua passione per i dolci, alle disquisizioni sulle scarpe – imperdibile il monologo sui sabot – al monopattino che prende il posto della storica vespa
Il sol dell’avvenire – c’è il Moretti che piace alla follia o lo si odia. Chi lo ama ne apprezza la coerenza che continua, il suo percorso fatto di rapporti umani, e il suo sguardo sulla politica incurante delle critiche. Il film è un summit della personalità sfaccettata del regista che guarda il mondo che cambia stupito ed esterrefatto. Delizioso il siparietto con i dirigenti Netflix in cui Moretti non si arrabbia ma poi invita il pubblico dicendo “uno o due principi bisogna pure averli”. Una magnifica metafora sul cinema e sulla vita dove tutto è sospeso nell’aria come sul trapezio del circo. Assolutamente da non perdere
Adele de Blasi