Se nel cinema hollywoodiano esistesse un decalogo di regole dedicate al mestiere del produttore cinematografico, siamo sicuri che tra queste non mancherebbe quella relativa allo sfruttamento dei filoni cinematografici. Una certezza che un film come “The Maze Runner” conferma in maniera lampante per una serie di caratteristiche, produttive e di contenuti, che si rifanno con minime varianti ad una lista di titoli (solo quest’anno possiamo citare “The Divergent” e “The Giver”) che a partire dal seminale “Hunger Games” sembrano aver sostituito nel cuore dei più giovani e negli incassi al botteghino la passione per il fantasy, fino a qualche tempo fa genere principe per investimenti e visibilità.
Tratto da una tetralogia di romanzi scritti da James Dasher, “The Maze Runner” trova già nella natura “letteraria” i motivi di una serialità che il film rivela soprattutto nel falso movimento della progressione narrativa, concentra in special modo sulla ripetitiività di una serie di “prove” -da superare- che rendono il viaggio dei protagonisti simile a quello “da fermo” dei videogame, in cui ad ogni fallimento corrisponde un nuovo inizio.
Una mancanza di alternative che ormai appartiene in maniera strutturale al cinema per ragazzi, e che però “The Maze Runner” riesce ad allineare ad una sobrietà generale che rispecchia tanto la messinscena, minimale nella costruzione di ambienti ridotta all’osso e spesso scarsamente illuminati, quanto nell’uso degli effetti speciali, sgargianti solo quando si tratta di sciorinare le crudeli possiblità dei guardiani del labirinto. In questo senso lo spettacolo del film risulta quasi tradizionale e quindi, pur con tutti i limiti imposti dal cinema blockbuster, piuttosto verosimile. Così, se il giudizio complessivo sull’operazione lo si potrà dare solo al termine del suo corso (la seconda parte della saga è già in fase di produzione) le premesse poste in essere da questo primo episodio, insieme ai retroscena messi in campo nelle scene finali, lasciano ben sperare.
Carlo Cerofolini
Se nel cinema hollywoodiano esistesse un decalogo di regole dedicate al mestiere del produttore cinematografico, siamo sicuri che tra queste non mancherebbe quella relativa allo sfruttamento dei filoni cinematografici. Una certezza che un film come “The Maze Runner” conferma in maniera lampante per una serie di caratteristiche, produttive e di contenuti, che si rifanno con minime varianti ad una lista di titoli (solo quest’anno possiamo citare “The Divergent” e “The Giver”) che a partire dal seminale “Hunger Games” sembrano aver sostituito nel cuore dei più giovani e negli incassi al botteghino la passione per il fantasy, fino a qualche tempo fa genere principe per investimenti e visibilità.
Tratto da una tetralogia di romanzi scritti da James Dasher, “The Maze Runner” trova già nella natura “letteraria” i motivi di una serialità che il film rivela soprattutto nel falso movimento della progressione narrativa, concentra in special modo sulla ripetitiività di una serie di “prove” -da superare- che rendono il viaggio dei protagonisti simile a quello “da fermo” dei videogame, in cui ad ogni fallimento corrisponde un nuovo inizio.
Una mancanza di alternative che ormai appartiene in maniera strutturale al cinema per ragazzi, e che però “The Maze Runner” riesce ad allineare ad una sobrietà generale che rispecchia tanto la messinscena, minimale nella costruzione di ambienti ridotta all’osso e spesso scarsamente illuminati, quanto nell’uso degli effetti speciali, sgargianti solo quando si tratta di sciorinare le crudeli possiblità dei guardiani del labirinto. In questo senso lo spettacolo del film risulta quasi tradizionale e quindi, pur con tutti i limiti imposti dal cinema blockbuster, piuttosto verosimile. Così, se il giudizio complessivo sull’operazione lo si potrà dare solo al termine del suo corso (la seconda parte della saga è già in fase di produzione) le premesse poste in essere da questo primo episodio, insieme ai retroscena messi in campo nelle scene finali, lasciano ben sperare.
Carlo Cerofolini
GENERE: Azione
ANNO: 2014
REGIA: Wes Ball.
ATTORI: Dylan O’Brien, Kaya Scodelario, Thomas Brodie-Sangster, Will Poulter, Patricia Clarkson.
PRODUZIONE: USA
DISTRIBUZIONE: 20 th Century Fox
PAESE USA
DURATA 113 min.
