Artigianato genovese DOP: Cyrano ed Ivanov

A sipario chiuso, gli abbonati del Teatro Parioli-Peppino De Filippo di Roma prendono posto alla chetichella, snocciolando, con la sicurezza del titolo di richiamo, le interpretazioni di Micol, Branciaroli, Popolizio. Certamente il fastoso allestimento del Sistina, con Gigi Proietti. Ruolo tecnico Cyrano de Bergerac di Rostand. “ Chissà questi giovani attori… non c’hanno un soldo…” E a cavallo di palco e platea, su di una pedana modulabile “a botole”, tra cuoio fioretti e mustacchi, la compagnia Gank sa far formicolare ancora la spada e la lingua del moschettiere-rimatore e dei suoi cadetti di Guascogna. La commedia è nota: il patto da romanzo dello scontroso spadaccino dal lungo naso col giovane cadetto privo d’eloquio Cristiano, la conquista nell’ombra della cugina Rossana, il matrimonio in 15 minuti dei due a discapito del perfido Conte De Guiche, i tamburi di guerra contro l’infante di Spagna e l’assedio di Arras che reclamano a morte certa il reggimento dei moschettieri, la segreta immensità dell’amore di Cyrano per Rossana. La scelta registica a 4 mani di Carlo Sciaccaluga e Matteo Alfonso ci restituisce con essenzialità e rigore fatti e rapporti col coraggio di un teatro popolare concreto (senza temere i duelli in versi e con il fioretto), avvalendosi di un affiatato gruppo d’attori misurati e svelti nella traduzione in versi di Mario Giobbe. Un plauso particolare e non scontato lo riserviamo alle due interpreti femminili (Alice Arcuri e Sarah Pesca). L’uomo dal naso e dalle frasi proterve è Antonio Zavatteri: ricordatevi questo nome. Della compagnia Gank- sempre con regia di Sciaccaluga- ci dicono di un secondo titolo in repertorio, Othello. Ci auguriamo di vederlo presto a Roma, e con maggiore tenitura.

Ci spostiamo sul palco del centralissimo Teatro Eliseo (ripensato in tempi record da Luca Barbareschi) per affacciarci nello spioncino domestico della provincia agricola russa. È l’Ivanov di A.Cechov, con la regia di Filippo Dini. È chino a leggere nel giardino spoglio e assolato dalle cicale della sua tenuta Nikolaj Ivanov (Filippo Dini). Non appena il sole se ne va, si sente oppresso dall’angoscia. I fiori tornano ogni primavera, ma la gioia? No? Fiaccato dalla noia, dai debiti (ben 9000 rubli!) e dall’infelicità, vaga tra la sua e la casa dei Lebedev , che prestano denaro ad interesse. “Ha le malinconie” dice di lui la moglie malata Anna Petrovna (Sara Bertelà) all’onesto giovane dottore Viel’vov (Ivan Zerbinati-anche servo Gavrila). Qual è perciò il fuoco della situazione? Anche Nikolaj Ivanov non riesce a capire cosa gli accada. È stato felice e si è tormentato come nessun altro nel distretto. Si è caricato sulle spalle un gran carico, finchè a 40 anni qualcosa nella schiena si è incrinato. Non spera niente, non rimpiange niente. Eppure, gli basta dire la parola domani perché la sua anima tremi di paura… “ Essì, dentro ognuno di noi ci sono troppe viti, troppe valvole e gli uomini non capiscono più se stessi…” Meglio uscire allora, portandosi appresso lo zio materno, il vecchio conte-bambino Matvej (Nicola Pannelli). In casa Lebedev dominano la festa sbronza, le carte, il pettegolezzo, il divertissment ma che noia! Quante parole vuote patiscono. Eppure, quando gli affari si fanno seri, nessuno ha più voglia di scherzare. L’affarista, canzonettaro e pirotecnico Borkin (Fulvio Pepe) trae in ballo il 62enne Matvej in un matrimonio per sterline con la ricca vedova Babakina (Ilaria Falini). Il dilaniato padre Pavel Lebedev (Gianluca Gobbi) con le sue doppiette di vodka è solo a contemplare i fuochi e non ci capisce niente mentre sua figlia 20enne Sasha (Valeria Angelozzi), assertrice dell’amore attivo e in odore di dote, sembra per Ivanov la promessa briosa di una nuova vitalità. Tornare ad amare è tornare a vivere? C’è qualcosa di poco pulito se un quasi-vedovo, logorato dal proprio fallimento, è già pronto a seppellire una moglie per sposare la ragazzina più ricca di tutto il distretto, affrancandosi dai debiti con sua madre Zinaida (Orietta Notari)? È soltanto una faccenda tra contadini avidi? È calibrata e sapiente la regia di Filippo Dini. Costruisce rimanendo in sordina, lasciando che tutti lentamente si dipani nei quattro atti della commedia senza rumore o clamore, ma con crescente dolore e impotenza. Merito di un gruppo di attori compatto e in parte, dal primo all’ultimo senza distinzione di merito; che è un piacere sentire, spiare,e ai quali per ragioni opposte non si si può che affezionarsi all’istante. Così tanto si beve in scena che, per dirla da bevitori esperti, è forte la loro vodka. Prosit!

Stella Voos

Author: Adele De Blasi

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