Points of view – intervista Alessandro Aronadio e Daniele Parisi

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In occasione dell’anteprima di “Orecchie” presentato in anteprima alla 73 Mostra del cinema di Venezia abbiamo incontrato il regista Alessandro Aronadio e l’attore protagonista Daniele Parisi. Ecco cosa ci hanno detto.

 
 

Alessandro (Aronadio) dal punto di vista produttivo com’è nato “Orecchie”.

Il film nato dal punto di vista produttivo è nato nell’ambito della Biennale College che ha inserito  il mio progetto in un pool cinematografico che comprendeva le realizzazione di altri tre film girati da giovani registi stranieri. Ho ricevuto 150 mila euro che mi hanno permesso di coprire i costi della lavorazione durate tre settimane.

Come mai hai deciso di usare il bianco e nero e lo schermo che si dilata.

L’uso del bianco e nero nasce dall’esigenza di realismo che avevo in mente per il mio film. In più credo che la dimensione grottesca in cui è immersa la vicenda si sposi bene con questa soluzione cromatica. 

Una degli accorgimenti formali che utilizzi è quello di allargare gradualmente le dimensioni dello schermo che inizialmente è di molto ridotto rispetto al normale.  

Si è vero, lo schermo si dilata progressivamente con l’avanzata della storia a testimoniare la presa di coscienza del protagonista che da una posizione iniziale di chiusura nei confronti del mondo finisce per aprirsi alla realtà circostante e alle persone che ne fanno parte. 

 

Nel film accanto ad attori cinematografici utilizzi interpreti provenienti dal teatro.

Questa scelta è dovuta alla natura del mio film che punto molto sui volti e sul linguaggio vocale. In questo senso “Orecchie” ha caratteristiche da cinema sperimentale. Se nonché una parte importante la riveste il prete interpretato da Rocco Papaleo il cui pedigree è tutto cinematografico. 

Guardando “Orecchie” vengono in mente Pirandello e “Il fischio al naso” con Tognazzi.

Nel primo caso penso che questa sensazione derivi dal fatto che sono siciliano e in quanto tale naturalmente intriso della materia pirandelliana. Per quanto riguarda i film di Tognazzi capisco il perché dei tuoi riferimenti  ma “Il fischio al naso” usava come forma retorica la metafora, cosa che io non faccio.

Prima mi dicevi dell’importanza della fotografia che qui è curata da un fuoriclasse come Francesco Di Giacomo che aveva fatto un lavoro straordinario ne “L’attesa” di Piero Messina.

Francesco che è il figlio del grande Franco di Giacomo ha sposato completamente la mia follia ed è stato disposto a seguirmi e quindi a sperimentare sempre nuove soluzioni, riuscendo a creare un mondo surreale e grottesco.

Daniele la cosa che contraddistingue la tua performance è innanzitutto il lavoro di sottrazione che compi sulla caratterizzazione del personaggio; nel cinema italiano succede spesso il contrario. 

Anche io come molti degli attori del film provengo dal teatro nel senso che ho studiato alla Silvio D’amico e per quanto riguarda la comicità al cinema mi sono ispirato a Francesco Nuti e Buster Keaton che ognuno a suo modo erano maestri nel produrre un tipo di comicità insolita e poco riscontrabile al di fuori di loro. 

“Orecchie” era il tuo film d’esordio ma sullo schermo reciti con un controllo dei tempi comici da veterano. Per questo vorremo sperare di rivederti presto al cinema. 

Non dico nulla per ovvi motivi ma ci sono già dei progetti cinematografici in dirittura d’arrivo per cui credo che la mia avventura cinematografica per il momento è destinata a continuare.

Adele De Blasi, Carlo Cerofolini

 

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Author: Adele De Blasi

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