Difficile dire se “Logan” sia il film più bello tra quelli che la Marvel ha tratto dall’omonima collane di fumetti. Di certo possiamo dire che il terzo spin off degli X-Men dedicato all’eroe più tormentato e solitario del pianeta è di quelli destinati a lasciare il segno. A farcelo dire sono fattori che riguardano tanto la scelta dei contenuti che il modo di metterli in scena. Più che in precedenti avventure dell’universo Marvel i segni dominanti sono in questo caso un senso di realtà e una cognizione del dolore espressi come mai ci era capitato di vedere in queste latitudini.
A giustificarli lo stato di prostrazione in cui versa l’esistenza dei personaggi, non solo quello di Logan, malandato e con il fattore rigenerante funzionante solo a metà ma anche del professor Xavier, vecchio e psichicamente instabile, e poi il fatto che la maggior parte dei mutanti – quindi anche quelli che abbiamo conosciuto nella saga cinematografica a essi dedicata – sono stati inavvertitamente uccisi dal loro stesso mentore. Ma non basta perché il film, interiorizzando lo stato d’animo del protagonista attraverso la scelta di un ambientazione spoglia e selvaggia e di una fotografia giocata sul contrasto tra eccessi e sottrazione di colore sembra continuamente combattuto tra un desiderio di cupio dissolvi, coincidente con la decisione di Logan e del professor Xavier di vivere segregati in una terra di nessuno e un’improvvisa voglia di fare (e di uccidere) che coincide con la decisione del protagonista di aiutare la piccola Laura a sfuggire dalla grinfie di un gruppo di assassini mercenari.
Ciò che ne viene fuori è un film anomalo e dolente, quasi rassegnato nella consapevolezza di non poter fare breccia su quella fetta di appassionati che da un blockbuster pretende spettacoli tecnologici e sfarzosi. Non che “Logan” sia esente da tutto questo perché tra fughe, imboscate e rese dei conti anche Mangold conosce il modo per guadagnarsi la patente di regista di techno movie. Ma qui ancora una volta e forse ancora per poco visto i tempi che corrono, è il fattore umano a farla da padrona soprattutto nell’interpretazione immersi di Hugh Jackman che regala al suo personaggio abissi di drammaticità shakesperiana oltre a una fisicità da “ultima stazione”. Una performance da premio Oscar o da Palma d’oro se a impedirlo non ci fosse il pregiudizio delle parti in causa da sempre restii a premiare film pur belli come a tutti gli effetti è il “Logan” di Mangold e Jackman.
Carlo Cerofolini
DATA USCITA : 1 marzo 2017
GENERE : Azione
REGIA: James Mangold
ATTORI: Hugh Jackman, Patrick Stewart, Richard E. Grant, Boyd Holbrook, Stephen Merchant
DISTRIBUZIONE : 20th Century Fox
PAESE : USA
DURATA: 135 min.
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