Nelle fauci neo maccartismo: Cinema e censura

Se non sapessi di essere nel mondo reale, mi sentirei decisamente come nel film di Martin Ritt “Il Prestanome” . . .
Lì il protagonista era Woody Allen – non a caso un genio oggigiorno vessato – oggi i protagonisti – purtroppo – siamo noi, gli appassionati, gli instancabili amatori della settima arte, vittime indirette – ed inconsapevoli – di un neo-maccartismo che fa male.

Proprio ieri l’ennesima accusa, ad uno dei più grandi rivoluzionari della storia del cinema ovvero Quentin Tarantino; ad accusarlo!? John Ridley, lo stesso Ridley promotore dell’affaire Via col vento, tolto – vergognosamente – dalla piattaforma HBO con l’accusa di intolleranza razziale. La stessa accusa, mossa ovviamente dallo stesso Ridley, nei confronti di Quentin Tarantino. Il neo-maccartismo è servito, attraverso la “scusante” del “politically correct” .

Il pensiero perverso – non a caso cito il titolo di uno degli scritti più belli realizzati da Ottiero Ottieri – però non è solo sull’inaudita censura che si sta applicando, ma anche sulla totale incapacità di comprendere come si snatura, si depotenzia, una delle lotte più nobili, essenziali che nella nostra civiltà ha rappresentato – e tutt’ora rappresenta –come la lotta al razzismo.

Non voglio entrare in discussioni socio-politiche – forse non ne ho neanche la pertinenza – ma vedere la “promozione” alla censura attraverso l’utilizzo di un’artefatta “lotta al razzismo” fa male doppiamente. Un pensiero – il mio – va ad Elia Kazan, ferocemente contestato da molti, troppi, gli stessi che oggi, stanno praticamente sostenendo ed alimentando il neo-maccartismo

Alessio Giuffrida

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Autore: Adele De Blasi

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