Tre linee narrative : un’unica storia. Dall’aria all’acqua, fino a passare per la terraferma. Uomini, navi, aerei ma soprattutto speranza, paura, senso di appartenenza.

Una storia sviluppata tra terra, mare ed aria; un avvincente scontro bellico dotato di una ritmicità del tutto ambivalente, che lascia senza fiato il pubblico spettatore. Dal regista Christopher Nolan arriva nelle sale Dunkirk; tralasciando le fumose metropoli, il celebre regista britannico, si cimenta in una poderosa opera che mira essenzialmente alla spettacolarizzazione del contesto, all’interezza del girato, al consolidato binomio che sussiste fra immagini e musica. Un “cam cam” narrativo che forse non ha precedenti e che “inibisce”, senza mezzi termini, chi lo sta a “guardare”. Non approfondendo in alcun modo le caratterizzazioni dei protagonisti coinvolti , Nolan sceglie di fondare il tutto sulla coralità multigenerazionale dei vari interpreti. Non esiste una storia dettagliata, ma bensì una sequela di tracce narrative, caratterizzate da un insieme di sensazioni e stati d’animo, che coinvolgono quasi in prima persona lo spettatore.

Come “catapultare” – quasi in presa diretta – un pubblico, in una storia che non lascia attimi di respiro. L’impatto emozionale iniziale, susseguito da un feroce intrattenimento composto da sensazionali bombardamenti e da compassate disperazioni, sono il “corredo” narrativo scelto da Nolan. Dunkirk registra attimi di puro cinema, senza però elevarsi ad un qualcosa di inedito. Il rimando bellico a vecchi colossal, nel bene o nel male, c’è, ma la conduzione registica tanto anacronistica, in un periodo cinematografico come quello attuale, che bada principalmente all’essenza di una storia piuttosto che all’interezza della stessa, appare come un’eccezionalità, come un tratto stilistico a dir poco superlativo; Nolan ha al capacità di riportare in auge un’espressione cinematografica quasi dimenticata, a malapena ricordata dai cinefili di vecchia data.

Alessio Giuffrida

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Autore: Adele De Blasi

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