Campione olimpico nel 2004 e figura di punta del movimento pugilistico messicano, Miguel “Bayoneta” Galindez è costretto, per via del misterioso esito di un suo incontro, a lasciare tutto, la sua casa e la sua famiglia, e a trasferirsi in Finlandia, dove appende i guantoni al chiodo e sopravvive lavorando come allenatore in una palestra di pugilato. Quando le circostanze e la voglia di riscatto lo faranno tornare sul ring, avrà un’ultima occasione per dimostrare quanto vale e per riprendersi la vita che gli è sfuggita di mano, espiando i suoi sensi di colpa e provando a riallacciare i rapporti con la famiglia abbandonata.
Interpretato da Luis Gerardo Méndez e diretto da Kyzza Terrazas, è stato presentato nella selezione ufficiale della tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma Bayoneta, film ostico e dai contorni sfumati, i cui toni sospesi straniano lo spettatore, immergendolo in un’atmosfera liquida nei confronti della quale è difficile restare piacevolmente catturati. Se convince la trasfigurazione drammatica che Terrazas opera della glaciale terra finlandese, assimilata quasi a un territorio lunare e disperso, così da trasformarla subito in allegoria dell’animo in disfacimento del protagonista, molto meno buoni ci appaiono i tempi della narrazione, eccessivamente dilatati, e la forza espressiva di una messinscena e di una regia che rimangono abbastanza schiacciati nel convenzionale. Le scene di azione sul ring poi sono girate in modo poco incisivo, al limite dello scolastico, non regalando al film quei momenti di tensione che ci si aspetterebbe e di cui si avrebbe assolutamente bisogno per dare respiro alla storia e per far partecipare in maniera più viscerale lo spettatore.
Quello che resta di Bayoneta sono perciò un fragile dramma e il volto ferito del suo protagonista, il viaggio già visto mille volte dell’atleta alle prese con la caduta e il desiderio di redimirsi, una storia senza grinta e possibilità di trionfo.
Andrea Tiradritti