Arturo (Guillermo Francella) è un avido gallerista d’arte dai modi ammaliatori, sofisticato e talvolta senza scrupoli. È il proprietario di una galleria nel centro di Buenos Aires, città che lo affascina. Renzo (Luis Brandoni) è un pittore scontroso, quasi selvaggio, che negli anni Ottanta aveva raggiunto un grande successo, ma ora è oramai in forte declino per via del suo carattere impossibile. Detesta il contatto umano ed è al limite dell’indigenza; poco propenso a qualsiasi forma di compromesso, si diverte a insultare chiunque non gli vada a genio. E poi c’è un giovane studente Alex (Raul Arevalo) che rompe le scatole ai due protagonisti. Il gallerista e il pittore sono legati da un’antica amicizia, anche se hanno ben poco in comune se non la passione per l’arte: Arturo da un punto di vista commerciale, Renzo da un’angolazione puramente artistica e valoriale. Il fatto di avere mondi e idee diametralmente opposti genera tra i due forti tensioni e discussioni. Ma nonostante le differenze, nel corso degli anni hanno spesso finito con l’aiutarsi l’uno con l’altro. Il film racconta la storia di questa “strana amicizia” caratterizzata da un’alleanza di aspetti apparentemente inconciliabili.
“Il mio capolavoro” permette a Gaston Duprat di esplorare diverse tematiche. La prima è, senza dubbio, quella dell’arte e di tutto il mondo che le ruota attorno: gli artisti, i galleristi, i critici e i cosiddetti “magnati”. La sceneggiatura è stata studiata per poter lanciare frecciatine avvelenate verso la vita vuota e inconsistente dei grandi conoscitori e dei mercanti di opere d’arte. Essi, infatti, danno l’impressione di seguire più le mode e il bisogno di apparire che non il talento e la creatività degli artisti. In seconda battuta, ma forse sarebbe più corretto dire in prima, la pellicola parla di un tipo raro e prezioso di amicizia di due uomini che si avviano verso la terza età: quella che dura per sempre, fatta di alti e bassi, di amore e odio, di litigate e riappacificazioni, di momenti in cui ci si detesta e altri in cui si capisce che non ci si può allontanare l’uno dall’altro. Quello che li accomuna è il forte senso dell’ironia e uno sguardo dissacrante ai vari aspetti della vita.
Guillermo Francella e Luis Brandoni hanno dimostrato di essere due grandi attori che sono riusciti a incarnare alla perfezione lo stile della pellicola e a rendere comici anche momenti di grande tensione, regalandoci un’interpretazione memorabile. In definitiva, “Il mio capolavoro”, è un film fatto di tensioni, pathos, emozioni ma anche di molta ironia. Quanto alla sceneggiatura di Andrés Duprat c’è poco da dire: è straordinaria, un meccanismo perfetto. Guarda caso, Andrés è il direttore del Museo nazionale delle belle arti di Buenos Aires. Impeccabile anche la colonna sonora che accompagna alla perfezione ogni scena del film.
Micol Koch
DATA USCITA : 24 gennaio 2019
GENERE : Commedia
REGIA: Gaston Duprat
ATTORI: Guillermo Francella, Luis Brandoni, Raúl Arévalo, Andrea Frigerio, María Soldi.
DISTRIBUZIONE :
PAESE : Spagna – Argengtina
DURATA: 100 min.
