Lo stano caso del ritiro di “One Second”
Inaudito un così plateale ritiro dalla corsa per l’orso d’oro di Berlino soprattutto quando si tratta di un colosso del cinema, il pluripremiato Zhang Yimou autore di successi del calibro di “Non uno di meno”, “Hero” e “Lanterne rosse”. A concorso iniziato, programma diffuso e biglietti venduti il film, One Second si sottrae misteriosamente dalla gara. Non convincono le motivazioni ufficiali che liquidano l’accaduto con una spiegazione alquanto laconica “motivi tecnici”. Tenendo conto della trama del film sul fatto sembra incombere piuttosto l’ombra della censura. Da quel poco che sappiamo, infatti, il film tratta un tema ancora caldo: le difficoltà di un prigioniero appassionato di cinema all’epoca della grande rivoluzione culturale lanciata da Mao Zedong.
Insidiosissimo è l’iter imposto dallo stato a cui i film sono chiamati a sottoporsi prima di poter uscire. Nel caso di una destinazione all’estero, inoltre, si aggiunge un ulteriore ostacolo ovvero l’approvazione della sezione di propaganda del partito. Del resto, come ci ricorda il quotidiano tedesco “Die Zeit” il fatto, sebbene raggiunga nel caso di Yimou la sua manifestazione più eclatante, non è privo di precedenti. Ritirato anche poco prima dell’inizio del festival il film cinese BetterDays (di Derek Tsang) guarda caso anch’esso dal carattere critico-sociale.
La Cina censura Berlino? Una domanda che, viste le circostanze, sembra del tutto lecita. Segue un altro inevitabile interrogativo: L’ultima opera di Zhang Yimou riuscirà mai a raggiungere l’occidente?
Maria Francesca Ponzi