Mostra del Cinema di Venezia : No.7 Cherry Lane

Nel 1967 Hong Kong è in subbuglio. La modernità ha trafitto la sua spessa coltre di rigide tradizioni, producendo aspri conflitti politici e un forte senso di smarrimento sociale. Ji yuan tai qi hao (No.7 Cherry Lane), il primo film d’animazione di Yonfan e in concorso ufficiale alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia, utilizza questo sfondo per raccontare la storia del giovane studente Ziming e dell’ambiguo triangolo amoroso che intreccia con la signora Yu, una donna scappata da Taiwan negli anni del Terrore Bianco, e sua figlia Meiling.

Vero e proprio manifesto d’amore verso il cinema, quest’opera risuona in ogni sequenza di dolci echi letterari e rimandi a un mondo personalissimo e ammantato di poesia, quello che il settantunenne regista di Hong Kong ha capito di poter esprimere in tutto il suo “desolante splendore” soltanto attraverso un’animazione peculiare, fantasiosamente verosimile e realizzata grazie all’incredibile lavoro di oltre sessanta artisti. Yonfan dirada il tempo, quasi ne postula l’inesistenza, e invita lo spettatore a intraprendere un ostico viaggio lungo le strettoie del suo pensiero riguardo alla vita, all’amore e alle contraddizioni creatrici dell’arte. La sua opera assume perciò i fragili contorni di una meditazione e somiglia sempre più nel suo indecifrabile dispiegarsi a una riflessione onirica, acentrica e priva di scopo, nella quale paure personali e pulsioni irrazionali si fondono in un unico malinconico scroscio, inafferrabile e già dissolto.

Senz’altro non il film più agevole e amato di questo festival, Ji yuan tai qi hao (No.7 Cherry Lane) sembra tuttavia cosciente della sua imperfezione e delle pretenziose richieste che domanda al pubblico, il quale non può che rimanere sommerso e respinto dal bizzarro parto di questo immaginifico autore.

La redazione

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Author: Adele De Blasi

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