VENEZIA – «Avere come produttore Terrence Malick? In realtà è stato divertente, non è stato così terribile come si potrebbe pensare. Lui è uno che si diverte ancora molto a fare cinema…». Carlo S. Hintermann, regista di The Book of Vision, film di apertura della settimana della Critica qui Venezia. Produttore esecutivo è il regista Terrence Malick, mentre la star di Trono di spade Charles Dance (Tywin Lannister) incarna il medico settecentesco Johan Anmuth
Un’esperienza pittorica nata dalla sinergia tra professionisti del cinema come Terrence Malick, produttore esecutivo e “padre putativo” del regista, The Book of Vision l’opera prima del regista e produttore italo-svizzero Carlo S. Hintermann che inaugura la Settimana internazionale della critica di Venezia. Evento speciale fuori concorso, girato tra Belgio e Italia, il visionario film è un labirinto di mondi dove passato e presente s’intrecciano senza soluzione di continuità̀.
Eva, è una giovane dottoressa chiamata a compiere scelte complesse sul proprio corpo, la propria salute e quella del bambino che porta in grembo. Nel suo percorso particolare sarà importante il ritrovamento di un manoscritto redatto dal medico Johan Anmuth nella Prussia del ’700, in cui sono raccolti sogni, speranze, turbamenti dei suoi pazienti. Eva, assorta nell’osservazione di una sublime statua di cera anatomica (la Venerina di Palazzo Poggi, a Bologna), inizia il suo percorso nell’animo umano. Il film segue con uno sguardo attento, sommesso la protagonista, nel suo viaggio a ritroso nel tempo, e ne racconta una storia intima che parla del suo corpo e di tutto il suo essere donna. Una pellicola che crea un fil rouge tra medico e paziente nell’ascolto, un progetto audace e allo stesso tempo ambizioso che non vuole essere un documento scientifico ma è l’esplorazione del corpo e dell’anima che porterà Eva a conoscere se stessa.
Round table: A tu per tu Con Charles Dance e Carlo S. Hintermann
Charles Dance – Come definisce the book of vision?
In un momento come questo l’unità è importante; il covid paradossalmente ha creato unità nella suddivisione sociale ovvero quel senso di responsabilità che tutti noi dobbiamo avere in situazioni come questa. Sul film ho riflettuto molto; posso dire che forse gli uomini capivano meglio le donne allora, che oggigiorno. Secondo me imparare dal passato è importante. The book of Vision è un film che comporta a delle riflessioni. Mi viene in mente una battuta di Shakespeare “Nostalgia il ricordo delle cose passate”.
Carlo Hintermann – Fertilità, ruolo della donna e quel rimando a L’albero del male di Friedkin.
Fascinazione in correlazione col tempo. Solo nella sala cinematografica esiste una coesistenza dei tempi. The Book of Vision il film non è altro che la percezione cha il regista dell’universo femminile e con quale profondità si avvicina alla donna. Fertilità intesa come concetto uterino ovvero la donna è un corpo e non un possessore di un bene. La correlazione con madre natura è evidente.
Adele de Blasi – Alessio Giuffrida