Come sarebbe guardare testimonianze di vite molto lontane da noi, che possiamo conoscere unicamente attraverso foto ormai sbiadite? Lola, il nuovo film di Andrew Legge, presentato alla diciassettesima edizione della Festa del Cinema di Roma, prova a darcene un assaggio. Thom (Emma Appleton) e Mars (Stefanie Martini) sono due sorelle, ormai rimaste da sole, in una grande casa inglese. Accomunate da intelligenza e creatività, fanno l’impossibile: creano Lola, una macchina capace di far conoscere il futuro. Il futuro del mondo intero, attraverso la musica, i film, i notiziari. Di cosa saranno capaci due ragazze degli anni ’30?
L’idea è decisamente originale: un mockumentary ambientato prima dello scoppio della seconda guerra mondiale non è qualcosa che si vede tutti i giorni. Come si può immaginare, siamo davanti ad una finta pellicola, formato 4:3, bianco e nero. Perché è importante dirlo? Perché il primo impatto è di forte estraniamento, come se stessimo guardando qualcosa di illecito. Spiare nella vita di donne di cui avremmo saputo qualcosa solo tramite lettere, fotografie, ritratti. Conoscere le due sorelle nei loro più intimi desideri, sentirle parlare di sesso e dire parolacce dà l’impressione di essere sul pianeta sbagliato. Come se qualcosa del genere non sarebbe potuta accadere davvero, solo perché non l’abbiamo vista su uno schermo prima d’ora.
Certamente non si può pretendere che Lola sia l’unico esempio di questo tipo, ma l’effetto che crea è dato anche dall’intimità del mockumentary. Due ragazze hanno potuto vedere il futuro, si sono liberate dell’ignoranza dei loro tempi e per questo hanno potuto immaginare un mondo diverso. Hanno potuto agire per renderlo migliore, con tutte le conseguenze del caso. È un film che crea un mondo in due parentesi chiuse, dove tutto ciò che accade nasce per essere disfatto. Non senza una buona dose di pretenziosità: stanno facendo qualcosa di diverso, lo sanno Thom e Mars, lo sa Andrew Legge. Di questo se ne compiacciono, costantemente. E sembrano sguazzarci dentro senza remore.
Claudia Amelia