Un film duro, corposo per i molti interrogativi etici contenuti nella sua storia. Andreas (Nicolaj Coster-Waldau) uno dei protagonisti della super acclamata serie “Game of Throne”, è un poliziotto dalla vita quasi perfetta, una famiglia, la moglie Anna e un figlio. Durante una perquisizione si trova a contatto con Cristian amico di un tempo e criminale allo sbando, spacciatore che vive con la sua ragazza una prostituta e suo figlio in una situazione di totale degrado, il bambino è totalmente abbandonato, sporco dei suoi escrementi. Di fronte a una scena così forte lo spettatore si chiede se sia giusto far vivere così il bambino o se sia meglio dargli un’altra possibilità.
“Second chance” è un racconto tosto che parla della vulnerabilità delle persone e di come siano costrette ad affrontare situazioni al limite. La società attuale ha generato molto caos e incomunicabilità, al punto che anche le persone a noi vicine nascondono segreti inconfessabili che vanno al di là della nostra immaginazione. Lo spettatore ha un rapporto empatico con il protagonista e questo non lo porta a scegliere su cosa sia giusto o sbagliato; una totale mancanza di giudizio che non porta a nessuna scelta.
Susan Bier mostra a pieno il suo talento con una pellicola dura ma densa di emozioni; nel suo film ci sono il dolore, le lacrime, il sangue. alla maniera di un feuilleton che però non diventa tale per la forte intensità dei personaggi che non cadono mai nel melenso ma che sono lo specchio di una società che si sta disgregando. La famiglia con le sue problematiche viene analizzata chirurgicamente dalla regista; diversamente da “Gone girl” la Bier adotta un linguaggio narrativo molto più europeo, crudo, spietato nonché realistico. Un film raffinato, dalla scrittura impeccabile, con un plot narrativo che non lascia respiro, attraverso il confronto di due coppie borghesi all’oppsto: i perfetti Andreas-Anna e gli sbandati Tristan-Sanne. Due vite a confronto e due maternità allo specchio dove il bianco e il nero si intersecano come il bene e il male. Scene potenti senza alcun filtro, un cinema autentico e realistico, mai banale, una pellicola dalla vigorosa personalità in grado di scuotere le coscienze.
Adele de Blasi
