Ritorno atteso al cinema di Gianluca Maria Tavarelli, una Storia sbagliata, storia di amore e di politica con Isabella Ragonese e Francesco Scianna, prodotto dalla Palomar che arriva sul mercato cinematografico con un approccio nuovo. Nell’ ottica della Palomar il cinema deve essere partecipato, gli spettatori si devono sentire protagonisti delle storie e non solo fruitori. Il film di Tavarelli colpisce alla pancia e al cuore. Focalizzato su chi resta, e non su quelli che combattono in Iraq, è un viaggio nell’ambiguità e nei sentimenti dove non ci sono eroi. In uno scenario socio-politico dove la guerra è dovunque, s’inserisce una piccola storia d’amore proiettata nel mondo; una donna, la protagonista, prende in mano la sua vita e va in Iraq dove capirà il suo rapporto con Roberto, andando all’altro capo del mondo.
A Gela, Stefania e Roberto si sono conosciuti, innamorati e poi sposati. Lei lavora in un ospedale e lui è un soldato distaccato in Iraq, insieme progettano una casa da comprare, figli, ma un attentato frantuma tutto. Roberto (Francesco Scianna) la guerra se la porta dentro combattendo con fantasmi che non condivide con nessuno, neppure con la moglie Stefania (Isabella Ragonese). Stefania va in Iraq con una missione umanitaria verso una ricerca di verità, la sua partenza è frutto di egoismo misto a rabbia per un lutto che vive quotidianamente, una tragedia che cerca giorno per giorno di rimuovere per sopravvivere. La dinamica della storia ci viene fornita con indizi e piccoli frammenti, supportati da molti flashback. Questo suo viaggio irrazionale non è altro che una ricerca di conoscenza e non di perdono, vuole vedere la guerra con gli occhi di Roberto.
La pellicola fa una profonda riflessione sulle guerre moderne, tecnologiche, dove si comunica via skype. Roberto vive in un limbo di incoscienza in cui si perde, da una parte c’è il segreto militare da tutelare, dall’altra le difficoltà che lo portano ad estremizzare tutto e a non capire più niente. Questo vivere in situazioni estreme diventa talmente forte da volerle vivere fino in fondo, ma al rientro a casa è smarrito e vuole ritornare in missione, la guerra gli è rimasta attaccata alla pelle. Il viaggio è un qualcosa di molto intimo, dolce ma allo stesso tempo amaro, un tuffo nei ricordi, nel passato, nell’amore vissuto. La ricerca di Stefania è dentro e fuori da lei, un bisogno di pace con se stessa e con il mondo. Una scrittura fatta di sensibilità, un montaggio altalenante tra presente e passato mette in luce le dinamiche, la vita di una coppia fatta di luce ma anche di oscurità. Le tematiche affrontate sono molte e grandi così come i temi socio-politici cari al regista. Molta carne al fuoco per un risultato spesso deludente che non riesce a tenere testa a tanti stimoli. Si poteva caricare meno il film di imput per concentrarsi e sviluppare meglio il percorso narrativo.
Adele de Blasi
