Un film turco di Erguven sull’arretratezza culturale della Turchia e sulla supremazia totale maschile rispetto al mondo femminile, un’opera prima straordinaria presentata a Cannes nella Quinzaine des Realisateurs e vincitrice del premio Label Europa Cinemas. Quattro sorelle turche: Nur, Ece, Selma, Sonay festeggiano la fine della scuola giocando sulla spiaggia con i loro compagni maschi combattendo in acqua a cavalcioni sulle spalle dei maschi. La notizia fa il giro del villaggio ed è subito scandalo, la notizia arriva anche all’orecchio dello zio delle ragazze che decide di chiuderle in casa e di cercare per loro possibili pretendenti per possibili matrimoni combinati.
Un film forte, crudele che ci riporta al film di Sofia Coppola ” I giardini delle vergini”, una storia agghiacciante, maschilista dove quattro giovani fanciulle vengono segregate tra alti muri e griglie alle finestre, una prigione. Il regista prende come punto di vista quello della piccola delle sorelle, Lale, che non accetta passivamente la reclusione, decisa a ribellarsi e trovare un’altra vita altrove dove non ci sia più la supremazia dello zio, uomo arido e violento, un padrone dispotico, e della nonna, da un lato accondiscende al volere dello zio e dall’altra una donna che cerca di dare sostegno alle ragazze prigioniere in casa.
La bellezza del film è nell’essere su due registri diversi, la voglia di vivere adolescenziale delle ragazze e contemporaneamente il desiderio di libertà che le porta alla scoperta del mondo, non importa il prezzo da pagare per essere libere. Un inno alla vita, alla libertà, alla rottura degli schemi patriarcali di società arcaiche; una riscoperta della forza e della dignità femminile. Un messaggio importante che lascia una speranza di cambiamento di una società arcaica.Tante le emozioni che riescono a dare le protagoniste attraverso la loro semplicità; i sogni prendono corpo e con essi il desiderio di vedere il mondo e di sfuggire a un destino che le vuole spose bambine in matrimoni combinati.
Adele de Blasi
