SOLO MALALA PUO’ RACCONTARE LA STORIA DI MALALA
“Mio padre mi ha solo dato il nome Malalai. Non mi ha fatto diventare Malalai.
Ho scelto io questa vita”.
Malala
All’inizio MALALA non doveva essere un documentario. IproduttoriWalter Parkes e Laurie MacDonald, noti per aver realizzato alcuni importantissimi film tra i quali “Il Gladiatore”, “Prova a prendermi”, “Il Cacciatore di Aquiloni” e“Flight”, dopo aver letto le prime pagine dell’autobiografia di Malala avevano pensato a un forte film drammatico.
“Quando incontri una storia vera come questa,dove vedi il reale, autentico coraggio di fronte alle terribili conseguenze subite in difesa del semplice diritto universale all’istruzione delle ragazze, come filmmaker non puoi fare a meno di esserne attratto” ricorda Parkes.
Aggiungela MacDonald: “C’erano quei bellissimi, mitici elementi nella storia di Malala, a cominciare dal fatto di essere stata chiamata come la guerriera e poetessa Pashtun che fu uccisa per aver parlato liberamente; per finire incontrando quasi lo stesso destino, sopravvivendo miracolosamente. In più c’erano degli aspetti affascinanti nei suoi rapporti con la famiglia, nonché l’ambientazione della valle dello Swat, uno dei luoghi più belli del mondo, diventato un inferno in pochi annicon l’ascesa al potere dei Talebani. Siamo rimasti commossi da quello che avevamo letto”.
Parkes e la MacDonald sono andati in Inghilterra per parlare di persona con Malala e la sua famiglia. Ma appena arrivati a Birmingham è successo qualcosa di inatteso che ha cambiato la loro idea del film: sono rimasti ammaliati dallo spirito di Malala e dalla “chimica” che legava la famiglia Yousafzai.
“Io e Laurie siamo usciti da quel primo incontro già convinti che nessun’attrice avrebbe mai potuto interpretare Malala” ricorda Parkes. “Nel senso che è un essere umano veramente singolare. Perciò abbiamo realizzato insieme che un approccio documentaristico sarebbe stato un modo molto più potente per raccontare la sua storia e permettere al pubblico di conoscerla. Volevamo anche che Malala e la sua famiglia mantenessero in un certo senso la proprietà creativa ed emotiva della sua storia. Così quando siamo tornati indietro abbiamo portato il progetto a Davis Guggenheim, un uomo di enorme curiosità, un intelletto acuto e un vero umanitario. Con il suo sfavillante talento di documentarista, nonché per il suo appassionato interesse al tema dell’istruzione, sapevamo che sarebbe stato il regista perfetto per il film”.
Il nome di Guggenheim è diventato sinonimo di documentari che attraversano tutta la cultura popolare. Suo padre, anche lui documentarista e meritevole vincitore di un Oscar, ha avuto una grande influenza sulla sua vita. Ha scatenato appassionati dibattiti sui cambiamenti climatici con il discusso “Una scomoda verità”, per il quale ha ottenuto un Premio Oscar. Ha continuato su quella strada con l’altrettanto incendiario “Waiting For Superman”, un emozionante tour attraverso il sistema dell’istruzione pubblica in America, con cui ha vinto il Premio del Pubblico al Sundance Film Festival.Dopodiché è andato in tournée con gli U2 per “From The Sky Down”, primo documentario nella storiaad aprire il Toronto Film Festival.
Una cosa che ha contraddistinto la carriera di Guggenheim è il non aver realizzato documentari aggressivi o di denuncia. L’esatto opposto, invece: fa film su temi e persone che lo appassionano nel profondo. “Alcuni fanno documentari su persone che non amano o addirittura che odiano. Io faccio documentari sulla gente che mi piace”, afferma il regista.
Detto questo, a Guggenheim piace mettere a nudo e mostrare le persone che ammira come non sono mai state viste prima; per esempio molti hanno colto aspetti più umani e sinceri di Al Gore in “Una scomoda verità”, di quanto non fosse emerso durante la sua campagna Presidenziale. Questa ricerca di cosa rende le persone interessanti era più importante che mai nel suo approccio a Malala.
“Per me la sfida nell’affrontare soggetti noti è quella di andare più in profondità di quanto nessuno abbia fatto prima, chiedendomi: come posso davvero svelare questa persona?”, dice Guggenheim. “Sentivo che avrei dovuto prendere una direzione veramente personale. Dovevo entrare direttamente dentro la loro vita familiare, nella loro casa, stare con loro in modo veramente ravvicinato”.
Parkes dice che Guggenheim aveva la giusta combinazione di qualità per entrare nella vita della famigliaYousafzai in modo indagatorio ma anche discreto. “La grande forza di Davis è la sua curiosità verso il mondo – osserva il produttore – che si traduce nell’essere un ottimo ascoltatore e un eccezionale intervistatore. Così quello che viene fuori nelle sue interviste è autentico e fedele in ogni momento. Sembra di essere stati spinti in un’intima, naturale relazione con Malala e la sua famiglia”.
Prosegue MacDonald: “Davis non è solo uno straordinario filmmaker: ha anche una incredibile capacità di entrare in contatto con gli individui. E’ il tipo di persona a cui affideresti la tua vita, il che gli consente di andare davvero in profondità. Sapevamo che avrebbe trovato una grande storia di famiglia da raccontare. Inoltre si interessa da sempre dei problemi dell’istruzione, ed avendo lui stesso delle figlie si è relazionato a questa storia in modo molto personale”.
Parkes e la MacDonald hanno proposto il progetto al loro abituale partner produttivo, la Image Nation di Abu Dhabi, che lo ha immediatamente accolto e finanziato. Successivamente anche la Participant Media, società nota per la sua attenzione a contenuti sociali, si è unita alla Image Nation nel co-finanziamento del film. La sinergia con la ImageNation su MALALA era innegabile. “I nostrierano rapporti di lunga data non solo con la Image Nation, ma con l’intera regione. Avevamo già prodotto IL CACCIATORE DI AQUILONI, film molto apprezzato per i suoi originali ritratti di personaggi musulmani e successivamente avevo partecipato per due anni al Forum Mondiale Islamico/Statunitense, sponsorizzato dal Brookings Institute, come rappresentante culturale” spiega Parkes. Continua:“Viste la loro sensibilità politica e religiosa volevamo che la Image Nation fosse coinvolta fin dall’inizio. Ricordo che stavo spiegando al nostro partner Mohamed AlMubaraki motivi per cui volevamo fare questo film su Malala, quando lui mi ha interrotto dopo poche parole per dire: ‘Walter, lei è tutto quello che rappresentiamo’. Appena poche settimane dopo siamo andati a filmare la sua presenza alle Nazioni Unite, il giorno del suo compleanno”.
PerZiauddinYousafzai, prendere la decisione di accogliere una troupe cinematografica in seno alla sua famiglia non è stato facile, ma era convinto di aver trovato i giusti partner.
“La mia famiglia aveva appena vissuto un grande trauma e da padre sapevo che essere seguiti così da vicino dalle cineprese sarebbe stato difficile, ma nelle nostre vite avevamo già fatto tante cose per una causa che è più importante di noi”, spiega. “Walter e Laurie hanno saputo motivare tutta la nostra famiglia, perciò, dopo aver incontrato e conosciuto Davis, ho capito che non avremmo mai trovato nessuno meglio di lui per raccontare la storia della nostra battaglia per l’istruzione. C’è qualcosa di speciale nella personalità di Davis.Sa portare alla luce le verità più profonde del tuo cuore e questo era ciò che volevamo condividere col mondo”.