Debutto alla regia di Veronica Pivetti, amatissima attrice di fiction televisive come “Provaci ancora Prof”. Siamo in pieno delirio da opera prima dove si mette di tutto per la paura di essere carenti creando uno sconclusionato caos narrativo. Rocco, sedici anni, genitori separati, in crisi adolescenziale, gode di una famiglia all’apparenza aperta e progressista: madre giornalista e padre psicanalista, grande tombeur de femme e una nonna strampalata.I problemi hanno inizio quando Rocco decide di dichiarare apertamente ai suoi genitori la sua omosessualità, la reazione dei familiari è molto dura, così il ragazzo decide di scappare con gli amici per vedere il concerto di una sua icona gay.
Le complicazioni e le disavventure non finiscono mai… Molti gli stereotipi, l’ambiente gay è pieno di clichè; l’omosessualità che doveva essere il fulcro del film si rivela un flop in quanto poco sviscerata. Anche il personaggio di Olga-Veronica Pivetti si rivela poco credibile, è progressista ma poi cambia registro e diventa retrograda. Molta carne al fuoco ma idee poco chiare. Il mondo giovanile pecca di attualità, non c’è alcun riscontro con il mondo giovanile di oggi. Quello che salta fuori da un’opera disomogenea e da questo tentativo maldestro di regia è che siamo in piena fiction senza però il ritmo e la freschezza accattivante di “Provaci ancora Prof”. Una sceneggiatura molto confusionaria che non aiutail percorso narrativo che si aggroviglia in un pout pourri di trame e sottotrame. I ragazzi, giovanissimi, dimostrano una certa bravura e risollevano le sorti di una pellicola che fa acqua da tutte le parti.
Il film nasce con il sostegno di Amnesty International per il messaggio contro l’omofobia che emerge timidamente nel racconto. Ma nel 2015 può una famiglia andare in crisi per l’omosessualità del figlio? Secondo la signora Pivetti e dai dati da lei acquisiti pare di sì,questo fa parte dei problemi non metabolizzati. Si poteva fare di più e poi… scomodare Shakespeare per un’opera così poco convincente … non era il caso, ma se proprio dobbiamo: molto rumore per nulla.
Adele de Blasi
