Il film di Pietro Marcello, dopo Locarno, sbarca a Torino come film di preapertura del festival. Un documentario-fiaba coadiuvato dall’estro dello sceneggiatore Braucci. La storia parte dalla reggia di Carditello, nella terra dei fuochi, abbandonata da anni e custodita amorevolmente dal pastore Tommaso. Alla sua morte la storia, da inchiesta che doveva essere, cambia e diventa fiaba attraverso l’uso accurato della scrittura e del montaggio.
La metafora è Pulcinella (Vitolo), che per esaudire le ultime volontà di Tommaso ha il compito di salvare il bufalo Sarchiapone dalla filiera produttiva che lo condannerebbe a morte certa.Nella terra dei fuochi, infatti, i bufali maschi, giudicati inutili sia per la procreazione sia per il latte, vengono uccisi o abbandonati nei fossi.A far da sfondo alla vicenda: la reggia, una splendida residenza borbonica covo per anni di latitanti, recuperata dal pastore che ne diventa il custode. Il film indipendente, con un taglio politico, gode di grande libertà creativa da parte degli autori che hanno lavorato in team con una squadra affidabilissima. Il passato che non c’è più non è giudicato, restano la bellezza delle immagini. Girato con una pellicola scaduta per restituire la bellezza cadente della reggia, un luogo malarico che ha subito varie bonifiche, il racconto mette a fuoco poeticamente il paradosso diuna reggia di cotanta bellezza finita nelle mani di un pastore ignorante. Ma il film è anche un grido di rivolta per quello che è dietro il paesaggio e i campani sono descritti vittime di una truffa e di immonde speculazioni sull’immondiziaad opera dalla camorra. Testimone chiave della vicenda è Pulcinella, anticamente intermediario tra i vivi e i morti, porta una maschera per non mostrare un viso deturpato e indossa un vestito bianco che ricorda il sudario dove si avvolgevano i morti. Pulcinella è il latore di un messaggio che salverà Sarchiapone e non solo, forse. Senza maschera lascia un seme e diventa il cittadino giudizioso.
Grande ritorno alla terra, allo scempio fatto alla natura a favore di una modernità umiliante che distrugge il bello; un tema forte che non lascia indifferenti. Tra fiaba e documentario, Pietro Marcello parla un linguaggio antico che sconfina nell’industria cinematografica. Il film è un potente atto di denuncia nel tentativo di cambiare le cose e il bufalo, orfano più volte, è il suo messaggero. Un film assolutamente da vedere per incoraggiare nuovi autori di grande spessore che sono nel panorama del cinema italiano ed essenziale per educare gli spettatori a un altro cinema.
Adele de Blasi
