In fila alle poste e…dlin dlon, sms in arrivo: “morirai precisamente tra 94 giorni, il conto alla rovescia è iniziato”. Tutti coloro all’interno dell’ufficio hanno ricevuto lo stesso messaggio, ma con date di “trapasso” differenti. E va bene che nella vita l’unica certezza che si ha è quella della morte, ma conoscerne il giorno esatto è quanto mai destabilizzante!
Jaco Van Dormael, nella sua ultima commedia, presenta al grande pubblico la sua idea di Dio. Un Dio accidioso, perfido, ubriacone e despota, che abita in un appartamento di Bruxelles insieme alla moglie e alla figlia di dieci anni, Ea. Boxer, vestaglia, calzettoni e ciabatte, sono i soli indumenti che il Padreterno, versione Van Dormael, indossi. Seduto davanti a un vecchio computer, mentre la consorte ricama centrini e rassetta la casa, Lui dirige l’intera umanità. E lo fa con malvagità, le sue leggi sono quelle di “Murphy”, dove ogni cosa deve andare per il verso storto, e tutto ciò solo per la sua inesauribile voglia di divertimento. Quando però Ea, in contrasto con il Padre, invierà gli sms “di fine vita”, nulla sarà più come prima.
Dio Esiste e Vive a Bruxelles, nonostante ad alcuni possa sembrare blasfemo, è un film surreale e poetico, drammatico e spiritoso: una black comedy irresistibile. Non è facile parlare di religione, soprattutto di questi tempi, ma con l’ironia, e senza mai scivolare nel cattivo gusto, il regista belga centra il bersaglio. Attraverso la metafora, Jaco Van Dormael racconta quanto il libero arbitrio non sia poi così libero: riuscirà, la consapevolezza della propria morte, a spezzare le invisibile catene delle costrizioni a cui siamo sottomessi?
Nel prodigioso e, a volte, grottesco mondo di Dio Esiste e Vive a Bruxelles, sembra di essere dentro una favola. La fuga da casa di Ea attraverso un magico tunnel all’interno dell’oblò di una lavatrice, ci riporta bambini nella vertiginosa caduta di “Alice nel paese delle meraviglie”. Uno stile molto personale, e facilmente riconoscibile, marchia a fuoco l’intero film. I numerosi primi piani dei volti, i colori vividi, la musica che diviene interiorità, la capacità di trasformare in immagine qualsiasi idea o sogno dei protagonisti: in poche parole, una creatività visiva fuori dal comune. L’inossidabile Catherine Deneuve, e l’intero cast capitanato dal bravissimo e delirante Benoit Poelvoorde, contribuiscono poi a rendere imperdibile l’opera di Van Dormael.
Dio Esiste e Vive a Bruxelles è un film per palati esigenti, raffinati e, soprattutto, privi di sapori preconfezionati.
Silvia Fabbri
