Dopo diciotto anni di assenza dal grande schermo la regista australiana Jocelyn Moorhouse (Segreti, 1997) torna a stupire il pubblico con un film stravagante, interessante, inaspettatamente originale: The Dressmaker-il diavolo è tornato.
Tilly Dunnage (Kate Winslet), incantevole e talentuosa sarta e creatrice di moda, dopo aver lavorato per anni nei più grandi atelier parigini di haute couture, torna in Australia per stare accanto all’eccentrica madre Molly (Judy Davis). Tilly si innamorerà di Teddy (Liam Hemsworth), uomo dall’animo puro e sincero, e, servendosi del suo set da cucito, trasformerà le donne di Dungatar, l’angusta cittadina natale, infliggendo una sottile punizione ai suoi detrattori…
The Dressmaker è un gustoso cocktail di generi ben miscelati tra loro: western, commedia, melodramma, noir e comicità sono soltanto alcuni dei registri usati nel film, un bel patchwork variegato, anche se imperfetto. L’abilità della Moorhouse nell’essere riuscita a equilibrare in dosi estremamente precise ingredienti quali suspense, risate e lacrime, ha reso la sua opera mai noiosa, né scontata.
Per vendicarsi dei suoi stolti e perfidi concittadini, Tilly non ricorrerà ad armi convenzionali come fucili o pistole, ma si armerà di ago, filo e macchina da cucire! E tra seta e organza, Balenciaga e Dior, taglia e cuci, la sofisticata sartina farà cadere ai suoi piedi tutte, o quasi, le donne e gli uomini di Dungatar: il glamour in salsa western è una gioia per gli occhi.
The Dressmaker è un’incantevole follia da cui si viene avviluppati come in un limbo, un lavoro fresco che si fa beffa dell’ottusità umana. La fotografia, i colori brillanti all’inverosimile, le note magiche della colonna sonora, l’ambientazione e i primi piani che deformano i volti attirano l’attenzione degli spettatori fin dall’inizio, ma… con l’arrivo di Kate Winslet tutto cambia. Sì, perché nonostante l’eccezionale bravura di Judy Davis e Hugo Weaving, e dell’intero cast, la Winslet, come Tilly, cattura gli spettatori dal primo istante della sua comparsa in scena: la determinazione, la disinvoltura, la minaccia e lo stile si respirano a ogni passo dei suoi tacchi 12. L’attrice inglese, così distante dai canoni di bellezza hollywoodiani, con la classe innata che la caratterizza, e le sue morbide curve, si muove su strade polverose come una mannequin in passerella: vederla camminare fasciata in un vestito rosso fuoco ripaga già ampiamente il costo del biglietto!
Poco importa che The Dressmaker non regga fino in fondo il suo ritmo strampalato e coinvolgente, o che il finale poco convincente ne mini la solidità narrativa: l’ottimo lavoro della Moorhouse diverte, intrattiene e stupisce. C’è forse bisogno d’altro?
Silvia Fabbri
