Grazie ai tanti talent show che oggigiorno riempiono i palinsesti televisivi, anche se con vent’anni di ritardo rispetto agli Stati Unti la musica rap è finalmente sbocciata in Italia. Cosimo Alemà, uno tra i registi più richiesti nel settore dei videoclip, con Zeta tenta di raccontare sul grande schermo lo strano universo dell’hip-hop.
In una Roma che si divide tra centro e periferia, ricchi e poveri, famosi e non famosi, Alex (Diego Germini), Gaia (Irene Vetere) e Marco (Jacopo Olmi Antinori) sono tre amici poco meno che ventenni con la voglia di sfuggire alla triste sorte che li attende. La vita di strada, i palazzoni di periferia, la miseria, il piccolo spaccio, la passione per l’hip-hop: questa è la vita di Alex, fino a che il sogno non diventa realtà. Ma gestire il proprio destino è una faccenda complessa…
Zeta, nome d’arte di Alex, altro non è che una banale rivisitazione in chiave contemporanea di quel delizioso film che fu Il Tempo delle Mele. La superficialità con cui l’amore, l’amicizia e i sogni vengono narrati, rende infatti l’opera di Alemà datata e per nulla interessante. Il mondo dei rapper è qui raffigurato come un satellite alieno dove gravitano alcool, droghe e ragazzini in cerca di facili profitti. Nel film del regista romano sia il duro lavoro che i sacrifici affrontati per raggiungere gli obiettivi prefissi sembrano lasciare il posto alla fortuna: ma non è forse vero che, anche nei circuiti underground, studio e preparazione siano requisiti fondamentali? Alle nuove generazioni l’ardua risposta!
Mangiare la solita zuppa riscaldata, o assistere alla proiezione di Zeta, producono nello spettatore la medesima reazione: la noia. Il film di Alemà è un accumulo di cliché stantii: casermoni grigi e decadenti, pusher africani, polvere bianca a go-go, imprenditori discografici circondati da fanciulle semivestite, adolescenti emarginati in cerca di riscatto, e così via. Ma Zeta, oltre agli interminabili stereotipi, ha anche una trama tediosamente scontata: al pubblico in sala saranno sufficienti poche scene per intuire cosa accadrà in tutto il film… e la monotonia annebbierà anche le menti più attente!
E che dire dei dialoghi? Sì, i dialoghi… Discorsi così insipidi che, al confronto, le frasi sui bigliettini dei cioccolatini made in Perugia appaiono addirittura capolavori: fortuna che buona parte di Zeta è composta dal rap. Purtroppo, però, tanto la colonna sonora che i camei di noti cantanti come Clementino, Ensi, Fedez, Rocco Hunt e J-Ax, non bastano a cancellarne la pochezza narrativa. Lo scontro finale, denominato battle, vede Alex e altri rapper sfidarsi in un duello a suon di parole ritmate: peccato che l’audio imperfetto non aiuti a comprenderne i testi!
Concludendo, Zeta potrebbe attrarre un pubblico di appassionati di rap di età non superiore ai 17 anni. Perché? Beh, il raggiungimento della maturità avrà pure i suoi vantaggi… o no?
Silvia Fabbri
