In questa frenesia della fuga, dove il mondo contemporaneo sta diventando sempre più terrificante, un nuovo film (d’animazione) fa da macchina del tempo. È la fine degli anni ’60, siamo in Texas, precisamente a Houston, la città che ha ospitato la NASA ai tempi dell’allunaggio. Fra gioie e paure, tre ragazzi e tre ragazze affrontano la loro infanzia e la loro adolescenza. Apollo 10 e mezzo è il nuovo film, originale Netflix, di Richard Linklater. Stanley (doppiato da Jack Black, voce narrante) è il piccolo protagonista di questa storia, un bambino come un altro, particolarmente furbo, scelto per una missione top secret.
Di storia, in questo film, ce ne è davvero poca e non lo intendiamo in senso negativo. Essa è ridotta all’osso, punta tutta sulla semplicità: la NASA ha sbagliato qualche calcolo e lo shuttle che raggiungerà la luna ha posto solo per un bambino. Si tratta di una fantasia tutta infantile, raccontata da uno Stan adulto che si crogiola nel passato. Questa animazione ci sposta in un altro tempo e luogo, ben noto, per mostrarci che forse non è così diverso dal nostro presente. Perché un bambino non comprende ciò che gli accade attorno, vede come concreto solo ciò che lo circonda. La guerra in Vietnam, la guerra fredda, il costante sentore di poter essere attaccati da un momento all’altro. Poi l’eccitazione della conquista scientifica, l’uomo che camminerà sulla luna. Un futuro che sembra astratto, appesantito da un insuperabile presente.
Ma questo film è, come abbiamo detto prima, una fuga: la musica ci conforta, perché la conosciamo, è ormai datata (e non per questo meno bella). Tutto ciò che accade è già accaduto e, in un modo o nell’altro, siamo qui per ascoltare questo racconto. È una glorificazione dell’infanzia, della fantasia, dell’irripetibilità. Riflette su tutto ciò che anche agli occhi dei bambini appariva stonato. Come essere costretti al senso di colpa, pensando ai bambini del Vietnam, pur essendo il paese che li attaccava. Apollo 10 e mezzo ci accompagna nei ricordi di una vita vissuta una serie tv (e una navicella) per volta.
Claudia Amelia