Biagio

 

Nel cinema contemporaneo essere indipendenti può anche riguardare ragioni di convenienza, come sanno bene le Major hollywodiane, presenti in buon numero e sotto mentite spoglie in una vetrina commercialmente appetibile come quella allestita ogni anno dal Sundance Film Festival, promise land del cinema dai fa te. Al contrario esiste ancora un ristretto gruppo di cineasti per cui lavorare al di fuori della grande distribuzione e con possibilità economiche limitate rimane ancora oggi prerogativa necessaria e sufficiente. Mettendo da parte ogni esterofilia e guardando in casa nostra, non c’è dubbio che pasquale Scimeca insieme a pochi altri rappresenti il prototipo del cineasta a cui ci riferiamo.

Ad avvalorare quanto detto ci pensa “Biagio“, il suo ultimo film, dedicato alla vita e alle opere di Biagio Conte, passato alla storia per aver fondato – nella Palermo dei nostri giorni- tre comunità destinate ad accogliere e a occuparsi di persone senza fissa dimora. Sulla carta infatti il progetto presentava tutte le caratteristiche del modello agiografico così in voga sia nel cinema che nella televisione, e cioè un tema edificante come può esserlo quello di una conversione religiosa votata alla carità e all’amore verso il prossimo, come pure  l’eccezionalità di un personaggio che nella scelta di vivere in assoluta povertà e insieme agli ultimi della terra, si riallaccia agli esempi più alti della tradizione francescana.

 

Nelle mani di Scimeca la santità del protagonista (laica e radicale come a suo tempo fu quella di “Placido Rizzotto”), pur presente nell’evidenza dei fatti non viene mai utilizzata per nobilitare il materiale narrativo, ne per suscitare l’ammirazione del pubblico, normalmente schiacciato dall’esaltazione dell’elemento carismatico. “Biagio” è piuttosto l’incontro con la dimesione esistenziale del personaggio, scandagliata nella sua dialettica con un paesaggio umano e naturale filmato con la stessa austerità che contraddistingue l’ascesi del protagonista. Ma “Biagio” è anche la testimonianza di un cinema che si mette in discussione, e che – attraverso le parole pronunciate nella scena finale dalla voce fuori campo- trova senso nel valore salvifico e morale di ciò che racconta. Non dimenticando che Marcello Mazzarella nei panni del protagonista dimostra di essere uno degli attori più bravi e sottovalutati del cinema italiano.

Carlo Cerofolini

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DATA USCITA2 febbraio  2015
GENERE Biografico
ANNO: 2014
REGIA: Pasquale Scimeca
ATTORI: Marcello Mazzarella, Vincenzo Albanese, Renato Lenzi, Omar Noto, Doriana La Fauci
DISTRIBUZIONE: Arbash
PAESE:Italia
DURATA:90   min
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Autore: Adele De Blasi

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