C’è tempo (2019) – dreamingcinema.it

Stefano (Stefano Fresi) è un osservatore di arcobaleni sognatore e immaturo, Giovanni (Giovanni Fuoco) è un tredicenne di buona famiglia, serio e fin troppo rigido, che nella passione per il cinema trova lo sfogo a una vita solitaria. Quando il primo scoprirà di essere il tutore designato per la custodia del secondo, suo fratello minore mai conosciuto, le strade dei due si incroceranno in un viaggio affettuoso e pieno di tenerezza, permettendo loro di scoprirsi molto più simili di quanto credevano all’inizio.

C’è tempo, il primo lungometraggio interamente di finzione di Walter Veltroni, è un film imbevuto fino all’orlo di buoni sentimenti e rassicuranti speranze, oltre che di numerose citazioni ai film della nouvelle vague e della commedia all’italiana. Un percorso a ostacoli verso il riconoscimento dell’altro da sé, un inno minore ma appassionato alla bellezza dell’incontro fra esseri umani e alle profonde responsabilità che esso comporta in termini di rischio e felicità. Al centro fra i due poli rappresentati dai protagonisti troviamo il personaggio di Simona Molinari, affascinante cantante e madre abbandonata, che fungerà da svolta e da tramite per le strambe fantasie di Stefano e la fragile sensibilità di Giovanni, spingendoli, in modo forse non dovutamente esplicitato nel film, verso la scoperta di ciò che li accomuna e li rende una squadra, oltre le differenze sociali e anagrafiche. Veltroni continua dunque ad approfondire temi che gli sono cari, come il rapporto genitoriale e la complessa libertà dell’infanzia, sempre attraverso lo sguardo candido ma irreprensibile dei bambini, spesso più capaci degli adulti di affrontare la vita con la giusta leggerezza. È innegabile che tale contenuto, soprattutto se come in questo caso non è supportato da una tecnica in grado di andare oltre alla sterile esecuzione e da una sceneggiatura che non si limiti a procedere per situazioni forzate e spesso inverosimili, rischia di annoiare o risultare eccessivamente melenso, allontanando lo spettatore dal godimento di un’opera compassata e poco fiduciosa nella propria virtù.

Nonostante ciò, viene almeno da apprezzare l’ingenuo idealismo di questa pellicola e del suo autore, ostinatamente ancorato alla consolatoria speranza che il bene, anche nel buio più assordante, possa colorare il cielo d’arcobaleno.

Andrea Tiradritti

DATc'è tempo-poster-dreamingcinema

2.3 (46.67%) 3 votes

Autore: Adele De Blasi

Condividi questo post su

Invia un Commento