Siamo abbastanza lontani dagli anni ’80 per poterli rivivere con le lenti appannate dell’amore. In questo caso, le lenti sono di Jason Reitman, figlio del regista dell’originale Ghostbusters. Ma ora siamo nel 2021 e ben trentasette anni sono passati dalla prima avventura dei quattro acchiappafantasmi, amati da tutta New York. Dalla grande metropoli americana, l’azione si sposta nei vasti campi dell’Oklahoma: una famiglia eredita una casa cadente dal nonno morto…e un’orda di fantasmi da combattere.
Ghostbusters: Legacy racchiude in sé una nostalgica visione di tempi trascorsi, in un universo parallelo in cui gli acchiappafantasmi sono esistiti davvero. È un passaggio di testimone capitanato da una bambina di dodici anni, Phoebe (Mckenna Grace) che prende in mano la situazione, quando nessun altro è in grado di farlo. Con il fratello Trevor (Finn Wolfhard) e l’amico Podcast (Logan Kim) scoprono ed esplorano il mondo dell’oltretomba, facendoci ben sperare nella prossima generazione. Il film è un completo atto d’amore ed emana lo stesso calore dei ricordi felici dell’infanzia, dove tutto si tinge di colori caldi. Le pecche non mancano, sono parecchi i buchi di trama che ci spostano da un punto all’altro della storia con poca consequenzialità. Ma la cosa non disturba davvero: la sola gioia di poter rivivere questa specifica atmosfera, di poter riguardare i volti segnati dal tempo di personaggi tanto amati ci basta.
Leggero e divertente, questo film lascia il completo controllo della situazione ai bambini, mentre gli adulti sono più d’intralcio che d’aiuto. Bambini negli anni ’80, Callie (Carrie Coon) e Gary Grooberson (Paul Rudd) guardano ora ammirati la crescita affrontata dai ragazzi. Reitman è riuscito ad unire in un unico prodotto il nostalgico amore per l’infanzia e un blockbuster degno di questo nome. Ghostbusters: Legacy rimane un bellissimo ponte fra il passato e il presente.
Claudia Amel