Signora Devos, all’edizione 2022 del festival Rendez vous è in programma con ben due film: “Tromperie “(L’inganno) di Desplechin e “Vous ne desirez que moi” di Claire Simon. Le due pellicole hanno come tema il desiderio e l’amore. Ci può parlare un po’ di questi due film?
Io interpreto Rosalie e la giornalista Michele Manceux. Il ruolo di Manceux nel film di Clare Simon è molto interessante perché sono come una pagina bianca: ascolto in silenzio e raccolgo la testimonianza di Yann Andréa, l’amante giovane di Marguerite Duras. Non sono assolutamente una terapista. La giornalista Michele Manceaux non psicanalizza né esprime un parere. Lei era un’amica della Duras, una confidente, inoltre è stata la vicina di casa e quindi ha vissuto la storia in prima persona. Il ruolo è molto interessante: ascoltare è molto difficile. Il mio viso è come una pagina bianca. Devo essere nella storia, non esprimo giudizi.
Rosalie, nel film di Desplechin, è un’amante che rimane in contatto con Philip il romanziere.
Questo personaggio per me è emozionante. Il mio ruolo è avvolto dal mistero, della loro relazione non sappiamo niente, lei giace in un letto di ospedale ammalata di cancro. Rosalie: nel film è un ex amante, lui è Philip un romanziere, la loro storia costituisce un capitolo a sé. È molto misteriosa perché non si sa se riuscirà a guarire. Tutte queste amanti lui le lascia ma nello stesso tempo le trattiene per scrivere. Questo lo fanno tutti gli scrittori, non lo definirei manipolazione. Roth parla spesso della sua vita: sua moglie scrisse un libro su di lui molto duro. A me interessa quello che racconta, la realtà di una storia cinematografica mi affascina.
Il protagonista lascia le sue amanti ma le trattiene anche. Si può parlare di strumentalizzazione?
Tutti gli scrittori e i registi “usano” i loro personaggi. Funziona così. Philip Roth ha scritto molto della sua vita e per questo è stato anche contestato. A me non interessa la sua vita. Mi interessano i film e la realtà delle cose. .Roth è’ un romanziere che racconta se stesso.
Uno dei film di Desplechin si chiama “La vita delle morti”. Questo è stato il suo debutto nel cinema da giovanissima. Qual è il suo rapporto con il tempo che passa?
Al giorno d’oggi se non vuoi invecchiare devi morire giovane. In Francia lavorano allo stesso modo donne giovani e meno giovani. In Italia vi è una realtà molto diversa le donne devono essere sempre giovani per lavorare nel cinema c’è poco spazio per le donne adulte ecco perché ricorrono spesso alla chirurgia e cambiando la loro identità… Sono tutte uguali. Io amo conoscere le cose della vita, studiare. leggere. In Francia cataloghiamo questo modo di vivere come “morbide” cioè a un passo dalla morte, non c’è realtà. Io preferisco essere vecchia che morta. Poi la lotta contro il tempo è persa in partenza. In Francia si premia la verità. Il cinema contempla la realtà e le attrici devono essere reali quasi come se fossero le vicine di casa. Invecchiare è naturale e contrastare il tempo è una lotta persa in partenza. Non si può fermare il tempo. È più importante conoscere le cose della vita. Il lavoro di un artista si fonda sullo studio, sui libri, sui testi. Non si nutre di immagine e di specchio.
Lei ha iniziato a lavorare con Arnaud Desplechin. Per lei è stato un padrino?
No. Però ci si lasciamo ispirare l’uno dall’altro per lavorare insieme. Lui dice che sono la sua musa, io non lo definisco il mio padrino ma traiamo ispirazione l’uno dall’altro Nel suo cinema anche i piccoli ruoli sono incisivi. Desplechin è più vecchio di me. Un giorno mi ha detto che aveva imparato molto da me e io da lui.. Valorizza ogni attore, anche chi ha un ruolo piccolo. Gli italiani attualmente si stanno avvicinando al cinema francese per il garbo. Nel cinema italiano c’è qualcosa di molto forte che piace molto a noi francesi, lo troviamo nel cinema di Garrone e Sorrentino e la tradizione di Risi e Fellini che ci ha sempre catturato.. Moretti è forse molto più italiano per i francesi.
Concludiamo l’intervista con Emmanuelle Devos splendida attrice che riesce ad emozionarci raccontandoci di se e della passione per il suo lavoro.
Adele de Blasi – Maria Vittoria Guaraldi (contributo tecnico)