L’ultimo turno della regista svizzera Petra Biondina Volpe è stato presentato all’ultima Berlinale nella Sezione Special Gala. Il film introduce lo spettatore nel ritmo frenetico di un ospedale con i pazienti di un reparto oncologico. Ci si troverà a seguire l’ultimo turno dell’infermiera Floria in una realtà ospedaliera carente di personale. La sua è un’attività frenetica dove non sono ammessi tentennamenti o, peggio ancora, sbagli. Deve affrontare con determinazione le esigenze dei ricoverati, gestire le emergenze e affrontare tutte le difficoltà insite nel suo lavoro. Costretta a dimostrare sempre una profonda empatia con le sfide e le paure dei pazienti terminali. Nessun attimo di tregua e non tutti i ricoverati le sono riconoscenti per quello che dice e soprattutto per quello che fa. Il ruolo della protagonista è affidato a Leonie Benesch F
L’infermiera in continua lotta contro il tempo riesce a far fronte alle urgenze con grande professionalità nonostante la fatica e lo stress. L’intera trama si svolge tra i pazienti oncologici per mostrare, senza troppe drammatizzazioni, come si può affrontare il tema della morte. Ognuno ha una reazione diversa, fatta di silenzi o di disperati appelli verso i quali Floria risponde sempre. Lei ha un sorriso e una parola di conforto per tutti, una carezza ma anche un deciso rigore. IL dolore, fisico e interiore, diventa il vero protagonista dell’intera storia. Brava la regista nell’aver adottato un registro espressivo serio e composto e soprattutto per aver affrontato un tema così delicato. Le dinamiche stesse di un ospedale con le difficoltà e i mille problemi che devono essere affrontati senza esitazioni. Un film interessante, un’esperienza unica per lo spettatore che si troverà a comprendere in prima persona il valore della vita.
L’ultimo turno – Un film che racconta con naturalezza quello che accade nel quotidiano in un ospedale, senza ricorso ad artifici o messaggi retorici. La sensibilità e la delicatezza con cui Petra Volpe affronta la tematica della morte e della sofferenza umana sono il punto di forza del film. I pazienti devono affrontare l’orrore della malattia e nello stesso tempo il disagio di farsi accudire anche in quelle situazioni dove si richiederebbe maggiore riservatezza. La storia raccontata è vera e naturale perché accompagnata da una tensione palpabile sin dalle prime scene tutte trattate senza pietismo. Sui titoli di coda un appello della OMS che denuncia come la carenza di personale infermieristico sia oramai un’emergenza a livello mondiale.
Antonio Iraci