I thriller ci fanno provare sgomento, il brivido entusiasmante dell’intrigo, la sopportazione della conseguente violenza. Noi amanti del cinema però diventiamo esigenti ed è lì che perdiamo il dono della ragionevolezza: un bambino scompare e inizia il viaggio dei genitori per ritrovarlo. È questa, molto in sintesi, la trama di My Son, il nuovo film, originale Prime Video, di Christian Carion. Edmond Murray (James McAvoy) lavora nel campo del petrolio e la sua carriera lo porta lontano da casa. Il figlio, Ethan, vive con l’ex moglie Joan Richmond (Claire Foy) e il suo nuovo compagno, Frank (Tom Cullen).
La scomparsa del bambino fa nascere in Edmond profondi sensi di colpa per la sua assenza e la sua investigazione è un catartico percorso di rivalsa. Ed è proprio qui che perdiamo il lume della ragione: la tragica scomparsa di Ethan non ci scalfisce perché il film non funziona. Il regista ci estranea dal protagonista, con queste continue inquadrature laterali, che ci mostrano un personaggio a metà, dandoci solo il suo lato migliore, in termini fotogenici. Ethan rimane per noi uno sconosciuto per cui il regista vorrebbe farci provare empatia basandosi sulla sua fanciullezza… ma su nient’altro. In fondo il titolo My Son ci dice già molto: mio figlio implica un io protagonista che è, in questo caso, il padre.
Edmond è un cowboy in una landa abbandonata dalla legge e dalla coerenza narrativa: è fin troppa la carne messa al fuoco, dimenticata e fatta bruciare. La cura estetica prevale sulla necessità di una narrazione che ci coinvolga, che ci faccia provare la disperazione di Edmond e Joan. Possiamo ben intuire le intenzioni di Carion: una silenziosa vendetta paterna, solitaria, forse un po’ “casalinga”. Il film, stavolta, coinvolge anche la figura femminile in questa ricerca, invece che lasciarla voce senza corpo all’altro capo del telefono. Ma tutto ciò non basta perché rimane in superficie. Se My Son ci insegna qualcosa è che 96 minuti non bastano perchè un thriller abbia ragion d’essere.
Claudia Amelia