Points of view : L’intervista – Virginie Efira

In Italia è ancora poco conosciuta ma in Francia la sua carriera sta prendendo quota per una serie di film in uscita che dovrebbero legittimarne le ambizioni. Stiamo parlando di Virginie Efira, protagonista femminile di Caprice, il nuovo film di Emmanuel Mouret presentato in anteprima nell’ambito del Rendez Vous 2016 con il nuovo cinema francese. Noi l’abbiamo incontrata nello splendido scenario della terrazza dell’Hotel Sofitel di via Lombardia in Roma. Ne è nata una conversazione cordiale e spigliata in cui si è parlato di cinema e di femminilità

Tu arrivi dalla televisione belga per cui mi interessava sapere in che maniera sei appprodata al cinema.

Prima di diventare attrice conducevo programmi d’intrattenimento a base di

musica e quiz, poi a vent’ anni per vincere la timidezza ho pensato di  iscrivermi a un’accademia teatrale, e da lì sono finita al cinema. Quando feci il mio primo film ero concentrata solo su me stessa e sul fatto di riuscire a vincere la scommessa che avevo fatto tempo prima. In quel periodo non pensavo che fare l’attrice sarebbe diventato il mio mestiere e, a dire la verità,  non ero troppo preoccupata degli esiti del mio lavoro.

 

Adesso però sei molto richiesta per le commedie e un pò meno per i film drammatici.

Dipende dal fatto che in Francia come altrove la commedia è il genere più richiesto e quindi se ne fanno molte. Però al prossimo festival di Cannes sarà presentato un film,”Victor”,  che ho girato insieme a Jean Dujardin in cui finalmente ho un ruolo drammatico.

 

In Caprice sei una attrice famosa che si innamora di un  maestro elementare. Come ti sei calata nel ruolo

Entrare nel mondo di Mouret non è stato facile nel senso che mentre leggevo la sceneggiatura pensavo che per nulla al mondo mi sarei comportato come Alice, gentile e ben disposta anche quando il suo uomo le dice che l’ha tradita con un’altra donna.  In realtà Mouret ti fa entrare nel personaggio gradualmente attraverso un metodo che ti permette di interiorizzare il testo della sceneggiatura.  A forza di provare arrivi a un punto in cui parole e i gesti si manifestano in modo naturale, come se non ci fosse più differenza tra te e il ruolo che devi interpretare. La sua grandezza sta proprio nel far sembrare tutto questo naturale e non il risultato di un processo complesso e meticoloso.

 

Le tue rotondità sono lontane dalla tipologia delle attrici francesi e più vicine ai modelli femminili italiani.

In realtà io sono belga e per quanto mi riguarda preferisco modelli femminili che esprimono forza e personalità. Penso ad attrici come Gena Rowland, Simone Signoret e Anna Magnani. Le rotondità sono belle e poi mangiare è uno dei piaceri della vita. Non potrei mai farne a meno.

Adele de Blasi e Carlo Cerofolini

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Autore: Adele De Blasi

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