120 battiti al minuto conferenza stampa

Vincitore del premio Grand Prix al festival di Cannes, 120 Battiti al minuto è l’ultimo film del regista francese Robin Campillo. In occasione dell’anteprima stampa, Dreamingcinema ha avuto modo di interagire col regista transalpino in merito al suo ultimo film.

Quanto è stata esigente raccontare una tua esperienza vissuta ed immetterla in un film?

Avevo vent’anni, correva l’anno 1982. All’epoca c’era una forte paura, un tremendo timore di questa “epidemia” di AIDS. Maggiormente questa malattia colpiva gli omosessuali quindi tutto è linearmente collegato. Nel 1983, quando in prima persona  mi avvicinai al  cinema, capii che la Nouvelle Vague non parlava di una realtà brutale come quella dell’AIDS. Non so spiegarlo, ma persi la passione per la settima arte, e decisi con fermezza di entrare a far parte dell’Act-Up. Grazie a loro ritrovai quella forza perduta, smarrita, ma soprattutto riacquistai la mia passione. Fare 120 Battiti al minuto è stata un’esigenza, perché volevo mettere in scena un film che enfatizzasse al meglio la forza politica di Act-Up.”

Quale è stata la percezione con l’estero al di fuori di Parigi e della Francia stessa riguardo il tema dell’AIDS?

” Onestamente non ci confrontavamo. Act-Up Paris guardava il modello inglese, venerando in un certo senso, quel pragmatismo politico che quello nostrano non aveva. Il nostro era un paese troppo inerme, insensibile di fronte ad una tematica così seria e problematica.”

Cosa è cambiato in Francia da allora?

Dopo 25 anni c’è stato un cambiamento drastico riguardo le varie ricerche per contrastare l’AIDS. Macron erroneamente pensa che l’epidemia sia scongiurata, che sia una tematica anacronistica. Paradossalmente questa convinzione sta portando tutt’ora seri problemi. Non c’è, come allora, volontà politica nell’affrontare seriamente la questione. Bisogna sollecitare sempre e comunque, far pressioni sulle cause farmaceutiche, concentrarsi su quelle classi sociali da sempre problematiche.”

Cosa puoi dirci della realizzazione del film?

Non è stato facile, più che altro ammetto di essere stato molto prolisso. Ho impiegato ben 9 mesi nello scegliere il cast, selezionarlo accuratamente. Ci sono stati infortuni od imprevisti durante le riprese, ma tutto questo è stato bello, costruttivo, importante. Siamo riusciti a creare una coralità di intenti notevole che ha agevolato la risoluzione stessa del film. Se devo definire il mio film posso approcciarlo al tema musicale house che spesso e volentieri ho utilizzato nel film. Tanto festoso quanto terribilmente inquieto. Non ho usato simbolismi, non ho voluto proporre un Eros e Thanatos. Il mio film è leggermente politico, ma non è schierato. Agli Oscar non rappresenterò la Francia, ma bensì il mio film.”

Alessio Giuffrida

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Author: Adele De Blasi

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