69 Festival di Berlino: I was at Home, But – dreamingcinema.it

Fuggito di casa per una settimana il figlio tredicenne di Astrid (Maren Eggert) rientra a casa timido e spaventato. A partire da questo brusco episodio iniziale la trama, tornata ai ritmi più usuali del quotidiano, indaga le dinamiche problematiche che contrassegnano la protagonista della storia: la morte del marito, la malattia del figlio e le sue ripetute crisi di nervi. Nonostante i suoi soli 105 minuti, il film di  Angela Schanelec risulta essere piuttosto lento: i silenzi prevalgono rispetto ai dialoghi e la trama procede in modo fondamentalmente piano senza notevoli sconvolgimenti. Ciò non sembra però essere compensato da un’accurata introspezione psicologica dei personaggi soprattutto per quanto riguarda i figli della protagonista, lasciati perlo più in ombra.

L’elemento forse più positivo della pellicola è da ricondurre invece al costante dialogo costruito dal regista sullo sfondo con il teatro. La routine famigliare infatti è di volta in volta incorniciata dalle prove della messa in scena dell’Amleto da parte di una classe di giovani scolaretti. Attraverso un audace artificio metatestuale, dunque, l’epica tragedia famigliare shakespeariana sembra voler richiamare il dramma della famiglia rappresentata sullo schermo. L’intreccio fra cinema e teatro si consolida poi ulteriormente in quella che è forse l’unica scena comica – e davvero ben riuscita – del film in cui Astrid si pronuncia con irrefrenabile enfasi a proposito di una pièce vista però solo parzialmente.

Vista la godibilità della scena sopra descritta e l’indubbia bravura dell’attrice sorge spontanea una domanda: Non è che forse sarebbe stata proprio l’ironia la chiave con cui affrontare questo dramma familiare?

Maria Francesca Ponzi

https://www.cineuropa.org/it/video/367557/

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Autore: Adele De Blasi

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