69 Festival di Berlino: Marighella – dreamingcinema.it

In seguito al sanguinoso colpo di stato del ‘64 e all’insediamento della dittatura militare in Brasile, Carlos Marighella (Seu Jorge) guida un gruppo di giovani combattenti alla resistenza armata. Il film di Wagner Moura narra le principali tappe della lotta del protagonista fino al momento della sua violenta uccisione nel ’67. Idealismo, coraggio e un immenso amore patriotico queste le cifre determinanti del profilo del protagonista. La storia, anche se forse tirata un po’ troppo per le lunghe, è sicuramente appassionante. Ad eccezione di qualche breve prolessi e analessi all’inizio della pellicola, la trama scorre cronologicamente nei suoi ben 155 minuti.

Protagonista indiscussa della scena è purtroppo la violenza – forse a tratti un po’ eccessiva nella sua rappresentazione – che aggredisce lo spettatore in tutte le sue forme. Omicidi trucidi, torture, elettroshock. I soprusi feroci della dittatura, infatti, sembrano non avere limite alcuno e non risparmiano neanche i bambini. Ma la violenza che si abbatte sui protagonisti della storia non è solo fisica ma anche e soprattutto psicologia, elemento che – forse in modo un po’ stereotipato – viene fuori soprattutto nell’interpretazione dei personaggi femminili fra i quali spicca quello dell’attrice Adriana Esteves.

Un film drammatico sì, di ingiustizia e distruzione, ma anche, però, di solidarietà e speranza. Queste ultime sono ben incorniciate proprio nell’ultimissima – e quanto mai efficace – scena del film che ritrae retrospettivamente il gruppo dei giovani combattenti in un momento felice mentre cantano spensierati inneggiando alla libertà.

Maria Francesca Ponzi

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Author: Adele De Blasi

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