Festival di Venezia: The Shape of Water

Una storia di amicizia, di amore, di riscoperta dei valori fra una povera ragazza affetta da mutismo ed una sensazionale creatura marina.

Il film della maturazione, un Guillermo Del Toro che va oltre il suo consueto stilema, dilettandosi vero e proprio cineasta; The Shape of Water – in concorso alla 74° edizione del festival del cinema di Venezia – va oltre il classico lavoro di genere firmato Del Toro. Una sceneggiatura ben curata, esplicitamente eterogenea, capace di mantenere una forte intensità. Stilisticamente parlando Del Toro – come accennato precedentemente – “mette in scena” un prodotto maturo, consapevole, “racchiudendo” tutto il suo passato registico. Avvalendosi della sua più che rinomata conoscenza in fatto di cinema – esplicito il riferimento a Il mostro della laguna nera – Del Toro adatta un prodotto basilarmente fantascientifico ad una edulcorata storia d’amore, fatta di sofferenze, rimpianti e forse anche di tanta acredine.

The Shape of Water vanta dalla sua un ottimo cast, totalmente funzionale alla storia e particolarmente coinvolgente sul piano interpretativo, una fotografia assolutamente ben curata ed un eccezionale accompagnamento musicale. Amore e perdita, forse questi sono i due elementi più caratteristici dell’ultimo film di Del Toro;  l’incomunicabilità che spesso e volentieri vale molto più di mille parole, la riscoperta dei valori umani ma soprattutto la solidarietà fra persone, che giusto far rammentare al pubblico spettatore, attraverso il cinema. Un Del Toro inusuale, che stravolge e sa stravolgere una storia in maniera assoluta … questo è The Shape of Water.

Alessio Giuffrida

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Author: Adele De Blasi

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