Festa del cinema: Boy on the Bridge

 

 

Negli anni ’80 in un villaggio cipriota un ragazzo di 12 anni, Socrates, trascorre le sue giornate d’estate fuori casa nonostante sua madre cerchi di tenerlo a freno; al contrario, suo padre lo lascia fare dimostrandogli di tenere in considerzione la sua infanzia.

 

Socrates va spesso a trovare un anziano che vive isolato dal resto del paese perché ama nutrirsi dei  racconti delle avventure del nonno, suo amico e eroe di guerra. Per riprodurre le gesta del nonno, che era artificiere, costruisce insieme a suo cugino dei petardi che fa esplodere nel villaggio, senza rendersi veramente conto che potrebbero essere pericolosi.

 

Le loro spensierate giornate, trascorse pedalando le loro biciclette e combinando delle marachelle,  sono inaspettatamente interrotte quando il ragazzo si trova nel bel mezzo di un’indagine per un omicidio che cambierà le loro vite per sempre. Poco a poco cade il velo che copriva le bugie, le bassezze e le meschinità degli adulti; inevitabilmente Socrates si ritrova su di un ponte metaforico che collega le sponde dell’infanzia e della maturità e sarà costretto ad attraversarlo scegliendo di non tradire gli ideali nei quali aveva creduto fino ad allora.

 

Di estrema sensibilità, questo film, tratto dal romanzo “The land of the golden apple” di Eve Makis riesce appieno a farci accostare allo sguardo di un bambino le cui aspettative vengono deluse. Il senso di frustrazione e di amarezza che ne derivano sono trattati dal registra Petros Charalambous con grande naturalezza e profondità, proprio come un racconto di un bambino. Tutti gli attori si muovono in una trama nitida e lineare con estrema naturalezza: non c’è bisogno di tradurre in parole i loro sentimenti e i loro pensieri perché bastano uno sguardo e un gesto. Il protagonista, Constantinos Farmakas, riesce appieno a restituirci la spontaneità e la freschezza di un bambino che cerca di dare un senso ai segreti dei grandi.

Micol Koch

 

 

 

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Author: Adele De Blasi

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