Green Book era una celebre guida turistica, pubblicata annualmente in America dal 1936 al 1966, elencante strutture come locande, hotel e ristoranti che ammettevano e servivano clienti di colore. Oggi il libro dà il titolo alla nuova commedia di Peter Farrelly, con Viggo Mortensen e Mahershala Ali, in selezione ufficiale alla Festa del Cinema di Roma e in uscita nelle sale il prossimo gennaio. Ispirato a una storia vera, il film racconta il viaggio che agli inizi degli anni ’60 l’ex buttafuori di origini italiane Tony Vallelonga (Mortensen) intraprese insieme all’eccentrico e geniale musicista nero Don Shirley (Ali), accompagnandolo come austista per un lungo tour nella profonda America del Sud. Le differenze caratteriali e sociali fra i due non potevano essere più grandi, ma ci pensò il becero razzismo in cui incapparono lungo la strada a farli avvicinare, aiutandoli a scoprirsi oltre i pregiudizi e rendendoli protagonisti di una sincera amicizia.
Il film diverte fin dalle prime scene grazie a una comicità molto semplice ma mai volgare, fatta di strampalata corporeità e dialoghi esilaranti. Mortensen e Ali interpretano meravigliosamente i loro personaggi agli antipodi, passandosi alla perfezione i giusti tempi della risata e rappresentando fin da subito con studiata leggerezza quel legame umano che si rivelerà essere il centro del film e il suo principale elemento di bellezza. Sullo sfondo, la tematica del razzismo è affrontata in modo serio ma scanzonato, in modo da deriderla senza cadere in formule prive di forza o in facili condanne morali. Farrelly in regia poi dosa i toni del racconto con apprezzabile ritmo, facendo crescere i personaggi in modo da renderli credibili e umanamente interessanti nel loro mettersi in gioco e cambiare prospettiva.
Tutto in Green Book perciò tende a una risata che non resti semplice intrattenimento, ma divenga pensiero codificato attraverso il cinema di genere, riflessione ironica su un dramma centenario, nonché vitale esplosione di caratteri e personalità.
Andrea Tiradritti