Festa del cinema di Roma; Honey Boy

Autobiografia di Shia LaBeuf scritta dallo stesso Shia LaBeuf e firmata da Alma Har’el. Un compito arduo quello di parlare si sé stessi senza diventare retorici ma superato brillantemente. Honey boy colpisce duramente eppure non si ha mai l’impressione di essere in un qualcosa di autocelebrativo. È anzi concesso di entrare in un universo intimo e privato fatto di un’infanzia segnata da un rapporto complesso con un padre violento e, nella sua presenza forzata, decisamente assente. Mentre il protagonista è ricoverato per alcolismo in una clinica, il bambino Shia (Noah Jupe) non fa che apparire e sparire raccontandosi e raccontando di quel genitore che l’attore stesso sceglie di interpretare, forse proprio per perdonarlo. Honey boy è infatti un film sul lasciare andare e comprendere i limiti degli altri più che, come potrebbe sembrare, sulla colpevolizzazione. In continui salti narrativi si delinea una storia cruda e dolorosa ma non per questo persa.

Magistrale nella sua interpretazione, Shia LaBeuf sorprende anche per le sue doti di sceneggiatore. La regia non calca mai troppo la mano e sceglie di seguire, quasi con dolcezza, le travagliate vicende di Otis, facendo trapelare, anche qui, la dicotomia tra violenza e perdono.

Micol Koch

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Autore: Adele De Blasi

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