Insyriated di Philippe Van Leeuw racconta la tragica guerra in Siria con una grazia e una potenza fuori dal comune, immergendo lo spettatore in un flusso emozionale dall’altissima tensione per tutti i suoi 85 minuti. Eppure la guerra e i combattimenti non li vediamo quasi per niente; il regista belga sceglie infatti di concentrarsi sulle vicende di una famiglia rinchiusa in casa, presidiata dai cecchini e accerchiata tutto intorno da continue esplosioni e tremendi attacchi aerei.
Le azioni dei componenti della famiglia diventano presto metafore dell’impotenza umana di fronte alla cieca violenza, la porta sbarrata dell’ingresso viene magistralmente ripresa come simbolo della solitudine di un intero popolo che pur nell’orrore resiste e lotta con speranza. Fuori il pericolo è costante, eppure sarà all’interno della casa che il male dilagherà scavando profonde ferite nei personaggi e costringendo a un esame di coscienza lo spettatore. Insyriated è un ottimo film che parla di desiderio e paura, di guerra e amore, scegliendo con delicata maestria la strada del crudo realismo attraverso la costruzione di immagini potenti e dolorose. Van Leeuw decide di raccontare la grande Storia attraverso gli occhi di storie intime, fragili ma a loro modo eroiche, come le azioni di donne coraggiose che difendono la vita pur sfiorando quotidianamente la morte.
Insyriated mostra la reclusione dei sentimenti e la loro umiliazione con un’urgenza difficile da respingere. I toni cupi e sommessi non eliminano tracce di umanità e dolcezza che si ergono come isole nel mare della guerra, così come la casa della famiglia reclusa si erge a ultimo baluardo di speranza, seppur meschinamente violato, fra le macerie e la distruzione. Film necessario per capire una volta per tutte cosa sussurra dietro il frastuono delle bombe, cosa si rompe e si spezza nel profondo dell’animo umano quando viene sconvolto dalla guerra.
Tiradritti Andrea