Festa del cinema di Roma : The Irishman

La storia vera di Frank Sheeran, sicario della famiglia mafiosa Bufalino, e del suo coinvolgimento nell’omicidio del leader sindacale Jimmy Hoffa.

Un’epopea sulla mafia siciliana in America, una tragedia sulla colpa e la speranza di redenzione, temi molto cari a Scorsese, raccontati con scherzosa brutalità, con uno stile quasi grottesco, dove il gioco della morte si mostra tramite efferati ma divertenti omicidi straniando e rapendo la coscienza morale dello spettatore. Una tecnica brutale, precisa e maliziosa con la quale Scorsese vuole mostrarci ciò che “è così e basta” (“it is what it is”), ovvero un’incontrastabile lotta alla sopravvivenza e alla sopraffazione dell’altro, in cui regna immutabile la legge dell’ognun pensi per sé. Dove regna l’egoismo mosso da un’insormontabile paura della fine e da un eccessivo bisogno di protezione, che porta inevitabilmente a macchiarsi di colpe imperdonabili. Un perdono che manca anche all’interno della stessa famiglia del protagonista Frank Sheeran, dove le donne incarnano una misera e debole complicità, ma anche una disapprovazione in grado di negargli ogni possibilità di redenzione.

Un film che mostra il male della modernità, condannata ad un incurabile individualismo, che qui trova egregia espressione nel tormento inespressivo eppure evidente e lacerante di De Niro, dove la voglia di proteggere l’amico (Al Pacino) viene infine annichilita dalla sua fredda esecuzione. Un tradimento dietro al quale si cela lo sconcertante egoismo moderno, fautore di paura e violenza, che non si esaurisce neanche col pentimento, lasciando invece aperta la porta della speranza, una speranza illusoria ma capace di giustificare ogni condotta.

Una deprimente analisi antropologica, con cui Scorsese sintetizza un’intera carriera, omaggiandoci, ancora una volta, di una straordinaria lezione di cinema.

Giulio Marini

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Autore: Adele De Blasi

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