Festival di Venezia: Sweet Country

Sam è un aborigeno di mezza età che lavora per conto del caritatevole predicatore Fred Smith. Harry March, appena rientrato dal fronte ovest, riceve l’incarico di occuparsi della locale stazione. Sam, con la moglie e la nipote, viene mandato a dargli una mano ma ben presto Harry si mostra un uomo dal temperamento instabile. L’acredine tra i due uomini ben presto arriva alle stelle e, nel tentativo di proteggere la sua stessa vita durante uno scontro a fuoco, Sam uccide Harry, diventando così un criminale ricercato in ogni dove per aver commesso un omicidio, nei confronti di un uomo bianco.

Un western ambientato sulla frontiera settentrionale dove la giustizia stessa è messa pesantemente in discussione. Sweet Country – in concorso alla 74° edizione del festival del cinema di Venezia – è l’opera prima del regista aborigeno Warwick Thorton. Attraverso una fotografia poderosa, curata nei minimi dettagli, con preziosi rimandi a quella del tanto amato John Ford, Thorton debutta con un film dai toni anacronistici, ma che funziona sotto tutti i punti di vista. Supportato da un cast interpretativamente ineccepibile – come non menzionare il celebre Sam Neill – Sweet Country mostra una vera e propria caccia all’uomo su di un contesto rurale, quasi abbandonato dalla civiltà; Thorton va oltre il medio giustizialismo, “palesando” sullo sfondo la solita ed immancabile tematica razziale. Un film maturo, consapevole che non mostra alcun tipo di sbavature sul piano narrativo. Sweet Country è la sorpresa che ogni cinefilo di riguardo si aspetta …

Alessio Giuffrida

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Autore: Adele De Blasi

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