22 anni dopo Basquiat, Julian Schnabel, premiato regista di Prima che sia notte e Lo scafandro e la farfalla, torna a far parlare di sé, attraverso un’opera che vede come fulcro non solo la pregiata velleità artistica ma anche gli ultimi e tormentati anni di vita del celebre pittore olandese Vincent van Gogh. Presentato in Concorso alla 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Van Gogh – at Eternity’s Gate, è un lavoro che riesce a mettere “a nudo” l’irrequietudine di un grande artista attraverso una pseudo-iconografia filmica.
Ad interpretare il tormentato pittore olandese un sorprendente Willem Dafoe, supportato da un cast d’eccezione che comprende Oscar Isaac, Mads Mikkelsen, Mathieu Amalric ed Emmanuelle Seigner. Dal burrascoso rapporto con Gauguin fino al colpo di pistola che gli ha tolto la vita a soli 37 anni, il regista statunitense racconta un periodo frenetico e molto produttivo che portò alla creazione di capolavori che hanno fatto la storia dell’arte e che continuano ad incantare il mondo intero. Julian Schnabel “sfida” Vincent van Gogh con un film ruvido e perverso; un lavoro cinematografico non facile da realizzare e soprattutto complicato, per entrare “nelle grazie” di un esigente pubblico spettatore. Nonostante la complessità, Van Gogh – at Eternity’s Gate sostanzialmente, è un film sulla pittura e sul suo artista; la loro viscerale “relazione” rispetto all’infinito appare come una vera e propria entità capace di polarizzarsi dall’inizio alla fine.
Van Gogh – at Eternity’s Gate contiene infatti, quelli che sono i momenti essenziali di vita del pittore; non è una biografia, ma la personale versione applicata da Julian Schnabel, con una storia che mira ad avvicinare il pubblico ad uno dei pittori più essenziali di sempre.
Alessio Giuffrida