Dopo mesi trascorsi senza passi in avanti nelle indagini sull’omicidio di sua figlia, Mildred Hayes, decide di prendere in mano la situazione sollecitando attraverso mezzi del tutto discutibili le indolenti forze dell’ordine. Noleggiando tre grandi cartelloni pubblicitari sui quali piazza una serie di messaggi polemici e controversi, rivolti al capo della polizia William Willoughby, la vendicativa madre farà scaturire un’escalation di violenza in tutta la città che porterà a situazioni irreparabili. Nonostante ciò, la campagna personale di Mildred si trasforma in una battaglia senza esclusione di colpi, calci, schiaffi, morsi, insulti e frasi scurrili; tutto alla perpetua ricerca di un colpevole … Un dramma-comico intenso, duro, che non perdona. Una madre rancorosa, un complesso omertoso ed una contea abbandonata alla più becera sub-cultura. Three Billboards Outside Ebbing, Missouri – in concorso alla 74° edizione del festival del cinema di Venezia – è l’ultimo superlativo lavoro diretto da Martin McDonagh.
Non bastano gli epiteti per definire al meglio questo poderoso lavoro, che stilisticamente, vanta un’eterogeneità di genere pazzesca, intraprendente. Una sceneggiatura strutturata nel migliore dei modi supportata da una magistrale coralità di interpreti. Il trittico McDormand-Harrelson-Rockwell riesce a sprigionare un’incisività sul piano interpretativo formidabile. McDonagh con Three Billboards Outside Ebbing, Missouri non ha avuto premura solo riguardo la sceneggiatura, ma anche sulla caratterizzazione dei personaggi stessi, rappresentandoli come soggetti senza speranza, che non vedono oltre il più bieco giustizialismo.
La metafora finale suggella la valenza di questo formidabile film; non esiste il perdono su questo incomprensibile mondo – nonostante i vari pseudo-messaggi subliminali – ma solo e soltanto violenza.
Alessio Giuffrida