Fiore – recensione-film -amore oltre le sbarre
Un grande ritorno di Claudio Giovannesi che con Fiore entra a Cannes nella Quinzaine des Realisateur dopo la magia di Alì ha gli occhi azzurri. Il cinema di Giovannesi è fatto di emozioni, sguardi, si è nel cinema ma allo stesso tempo nella vita, non c’è mai un distacco dal personaggio per lo sguardo intimista del regista che in questo film si allinea sempre più a un cinema francese.
Carcere minorile. Daphne,vive di furtarelli di telefonini e dorme in stazione su una panchina. Arrestata e poi detenuta , si innamora di Josh, anche lui giovane rapinatore. In carcere i maschi e le femmine non si possono incontrare perché’ l’amore è vietato: la relazione di Daphne e Josh vive solo attraverso gli sguardi da una cella all’altra, brevi conversazioni dietro le sbarre e lettere clandestine. Il carcere non è più solo privazione della libertà ma diventa anche mancanza d’amore.
FIORE è il racconto del desiderio d’amore di una ragazza adolescente e della forza di un sentimento che infrange ogni legge.
Un altro fiore all’occhiello per il regista, giovane 38 anni, proveniente dal centro sperimentale di cinema, una storia di emarginazione ma allo stesso tempo di amore oltre le sbarre, in cui i due protagonisti giovani, rabbiosi con la vita,trovano nell’amore la risposta a un mondo ostile che non fa sconti di pena, relegandoli in una cella angusta dove solo la forza dell’amore ti da la possibilità di sopravvivere e ti fa dare un senso alle giornate desolate, vuote. Giovannesi continua nel suo percorso pasoliniano, scegliendo non attori, portando verità a un cinema che va sempre più verso stereotipi, unico attore Valerio Mastrandrea nel ruolo del padre, anche lui alla ricerca di una nuova vita, uno sguardo pulito accompagna i personaggi senza cadere ne in falsi moralismi ne in un fastidioso buonismo.Tutti i personaggi hanno un disperato bisogno di affetto, il regista li segue con occhio attento con la macchina da presa, rubando sguardi, sorrisi, emozioni. Dafne, in uno squallido carcere minorile,trova dentro di se e con la complicità delle altre detenute, una sua formula di amore con Josh, anche lui dentro per rapina. Un percorso di crescita forte, per andare oltre il dolore e la privazione, quello che la vita le ha tolto brutalmente Daphne riesce a riprenderselo con un sentimento audace che la porta a scavalcare le sbarre e a colmare il vuoto di un esistenza povera dove l’affetto le è stato negato, un padre totalmente assente.
Due personaggi simili in Alì ha gli occhi azzurri: se Nader cerca l’evasione dal nucleo familiare, Daphne ricerca nel padre una famiglia persa ma qui sarà Josh, rude, sgorbutico a portarla in un terreno a lei quasi sconosciuto quello dell’amore, un amore straziante che tra mille difficoltà trova una sua strada. Giovannesi ancora una volta fa centro commuove, emoziona, da poesia al cinema italiano, chapeau! per un grande cinema.
Adele de Blasi
Adele de Blasi
