Human

Per il suo nuovo film documentario il fotografo e regista Yann Arthus-Bertrand ha scelto di combinare immagini eteree di paesaggi incontaminati e testimonianze di decine di esseri umani per provare a sintetizzare le linee invisibili che uniscono gli uomini alla Madre Terra. Questa vasta opera, siamo di fronte a più di tre ore di girato, non si imbarazza nell’esplicitare quali interazioni possano entrare in gioco in questa messa in parallelo.

In primo luogo bisogna ammettere che i temi evocati stupiscono per il loro aspetto sconnesso: mentre un soldato israeliano racconta la sua esperienza estrema nel conflitto in corso nel suo paese, un giovane libanese rivendica la sua omosessualità e una donna africana parla del suo rapporto con la maternità. Questo patchwork orale, sostenuto da una messa in scena semplificata (fondo nero e piano sequenza ristretto), solleva indubbiamente molte domande, tra le quali spiccano l’ecologia, il rapporto tra nord e sud del mondo, la ridistribuzione della ricchezza e la guerra. Malgrado l’evidente interesse di questi quesiti, la successione di queste dichiarazioni, trattate visivamente in maniera egualitaria, pone un problema di gerarchizzazione. Mettendo sullo stesso piano le parole di una vittima di genocidio con quelle di un figlio che ha avuto un’educazione troppo rigida, il regista smussa la complessità del mondo a favore di una lettura semplicistica, preferendo riempire la sua opera di parole a discapito del senso.

Indubbiamente non c’è nulla di più forte ed evocativo di una persona normale che racconta la propria storia. Capire qualcuno, ascoltarlo e cercare di rapportarsi con un’esperienza diversa dalla propria rappresenta una sfida complessa e sicuramente emozionante. Ogni spettatore avrà la possibilità di formare la propria opinione senza che nessuno lo prenda per mano per spiegargli il messaggio dietro alle parole che riempiono lo schermo. In questo modo l’indignazione del pubblico, bersaglio ricercato e centrato da “Human”, viene depistata, perdendo di potenza ma guadagnando in originalità.
Se il montaggio offre alcuni momenti di beatitudine umana o di ribellione al sistema, la sfilza di ritratti che si susseguono uno dietro l’altro si accontenta di stimolare, complice un grande rinforzo musicale, il senso di colpa del mondo occidentale, a cui il film è rivolto. Senza assumere il proprio punto di vista accusatorio a carico dei paese industrializzati (il film è prodotto dalla famiglia Bettencourt, esponente francese delle multinazionali favorevoli al greenwashing) “Human” rimane un documentario che punta alle ghiandole lacrimali più che a una vera comprensione della problematicità ecologica del nostro pianeta.

Micol Koch

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DATA USCITA : 29 febbraio 2016
GENERE: Documentario
REGIA: Yann Arthus-Bertrand.
ATTORI:
DISTRIBUZIONE
PAESE Francia
DURATA .191 min.
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Author: Adele De Blasi

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