Il labirinto del silenzio

A memoria d’uomo, l’orrore più grande mai compiuto per mano di esseri umani è stato lo sterminio di ebrei, Rom, omosessuali, oppositori politici, disabili e bambini, tanti bambini, avvenuto nei campi di concentramento nazisti. Non ci sarà mai aggettivo, film, libro o documentario, che possa anche lontanamente rappresentare l’atrocità dell’Olocausto. Il dovere di tutti noi è solo uno: non dimenticare.
Francoforte, 1958. Nessuno ha voglia di ricordare i tempi del regime Nazionalsocialista, ma il giovane pubblico ministero Johann Radmann (Alexander Fehling) inizia a investigare su alcuni membri delle SS che operavano ad Auschwitz. Nella sua ricerca troverà però solo ostacoli e menzogne: la dimenticanza storica sembra essere completa. Giulio Ricciarelli, italiano di nascita e tedesco d’adozione, ne Il Labirinto del Silenzio (scelto per rappresentare la Germania ai futuri Oscar), non parla di Shoah, ma dell’amnesia collettiva che colpì l’intera Germania. Infatti, mentre la gran parte degli adolescenti degli anni cinquanta non sapeva neppure cosa fossero Dachau o Buchenwald, gli adulti cercavano di scordare e nascondere una troppo scomoda verità. Partendo da tale premessa Ricciarelli mette in scena un film solido, ben strutturato e altrettanto ben recitato, un lavoro che racconta la vergogna di un intero Paese: la dimenticanza.
Il Labirinto del Silenzio è un’opera toccante e necessaria, un film da vedere e far vedere. Per la sua realizzazione Il regista italo-tedesco prende spunto da un fatto realmente accaduto: il processo per i crimini compiuti ad Auschwitz, svoltosi a Francoforte nel 1963 e voluto da Fritz Bauer, l’allora Procuratore dell’Assia. La corte, formata da magistrati tedeschi, citava in giudizio i suoi connazionali e quel dibattimento in tribunale fu la prima opportunità che consentì un profondo confronto col trascorso nazista all’interno della Repubblica Federale. Sì, perché malgrado Norimberga, in quel periodo di ricostruzione e miracolo economico “Auschwitz” era un nome che alcuni non avevano mai sentito pronunciare. Ricciarelli, che racconta in modo emozionante un capitolo poco noto di quegli anni, lo fa con una storia di coraggio, responsabilità e di lotta per la giustizia. Il protagonista intraprenderà infatti un travagliato cammino verso una nuova consapevolezza, un percorso nei corridoi più bui della sua coscienza. Per Radmann, uscire da quel labirinto di bugie e silenzi è quasi impossibile, ma Giulio Ricciarelli vuole mostrare come, oltre la folle rimozione mnemonica, esistessero uomini e donne impegnati a far sì che la Germania smettesse di scappare dal suo passato, all’epoca non poi così lontano. La struttura drammaturgicamente classica, il montaggio calmo, ritmico e preciso, e l’intensa colonna sonora avvicinano Il Labirinto del Silenzio più a un film più di cassetta che non a un lavoro dedicato all’Olocausto. Ma se per attirare un maggior numero di spettatori questo è il prezzo da pagare… ben venga l’operazione commerciale.
Il Labirinto del Silenzio impone a ognuno di noi di mantenere viva la memoria, quella memoria troppo spesso sbiadita e a volte perfino rinnegata, l’obbligo morale senza se e senza ma nei confronti delle vittime innocenti di quell’incancellabile barbarie che fu l’Olocausto.
Silvia Fabbri

labirinto_del_silenzio-pLOC
DATA USCITA : 14 febbraio 2015
GENERE: Drammatico
REGIA: Giulio Ricciarelli
ATTORI: Alexander Fehling, Andre´ Szymanski, Friederike Becht, Johannes Krisch, Hansi Jochmann
DISTRIBUZIONE Good Films
PAESE: Germania
DURATA: 124 min
4/5 - (1 vote)

Author: Adele De Blasi

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