Il ponte delle spie

Nel 1945 George Orwell fu il primo a usare l’espressione “Guerra Fredda”. Solo pochi anni più tardi l’intero mondo comprese il significato di quel termine: contrapposizione politica, ideologica e militare tra due blocchi internazionali, Occidente e Oriente, o meglio ancora, tra Stati Uniti d’America e Russia. Steven Spielberg, con Il Ponte delle Spie, fa rivivere in maniera impeccabile l’atmosfera di quell’epoca.
Il titolo del film fa riferimento al ponte di Glienicke, luogo dove nel 1962 avvenne il primo scambio di prigionieri russi e americani. Il Ponte delle Spie racconta la vera storia di James Donovan (Tom Hanks), un famoso avvocato di Brooklyn che, dopo aver assunto la difesa della spia russa Rudolf Abel, si ritroverà suo malgrado nel bel mezzo della Guerra Fredda. Il suo compito apparirà quasi impossibile: la negoziazione per il rilascio di un pilota statunitense, Francis Gary Powers, abbattuto nei cieli sovietici. Il Ponte delle Spie ci appare come fossero due film in uno. Durante la prima ora di proiezione, forse la migliore, il regista americano concentra tutta la sua attenzione sui risvolti giudiziari: come difendere una spia russa in un processo che sa di pantomima, un processo dove la parola “traditore” gli è già stata attribuita da un’intera nazione? Ecco, per Spielberg, il nocciolo della questione: può, la costituzione statunitense, essere calpestata in base alle paure del momento?
La prima scena ci mostra un uomo seduto, ripreso di spalle. Non ne scorgiamo il volto, che vediamo però riflesso in uno specchio, e l’autoritratto che sta dipingendo ce ne svela i connotati. Con minimi dettagli, e una sottile eleganza, Spielberg utilizza un unico piano sequenza per descrivere, in totale assenza di parole, il gioco delle maschere di quanti praticavano lo spionaggio internazionale. E’ una scena sublime. L’intera prima parte, che vede il dramma personale accompagnato da una leggera suspense, verrà interrotta dalla sequenza con l’aereo di Gary Powers che precipita in caduta libera. Spielberg anticipa così il cambio di tono che caratterizzerà il resto del film. Da quel momento Il Ponte delle Spie si trasforma infatti in una pellicola di spionaggio vecchio stile, un classico hollywoodiano che solo un grande regista è in grado di ricreare. Il padre di capolavori quali E.T., Jurassic Park, Schindler’s List, Salvate il Soldato Ryan, Lincoln, confeziona un vero capolavoro senza sbavature: in Il Ponte delle Spie tutto è perfetto, eppure… La recitazione impeccabile di Tom Hanks, la sceneggiatura ineccepibile condita dall’ironia dei fratelli Coen, i colori brillanti del mondo americano in antitesi con le tinte grigie di Berlino Est, la narrazione cristallina, l’incredibile fotografia, eppure… Eppure, una nota stonata aleggia per l’intero film: un patriottismo innecessario e fastidioso. E già, perché i verdi prati della libertà sono soltanto negli Stati Uniti, perché le torture le infliggono solo i russi, perché mentre a Brooklyn i ragazzi giocano a scavalcare muri, nella Germania Est, se solo provano a oltrepassarlo, il muro, vengono trucidati. Perché… perché…
Perché inquinare un’opera eccellente con uno strabordante, seppur ben mascherato, amor di patria?
Silvia Fabbri

 

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DATA USCITA : 16 dicembre 2015
GENERE: Thriller
REGIA: Steven Spielberg
ATTORI: Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Sebastian Koch, Alan Alda.
DISTRIBUZIONE
PAESE:USA
DURATA140 min.
4/5 - (2 votes)

Author: Adele De Blasi

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